Una mattina di riflessione, memoria e spiritualità
Assemblea Federazione Sicula Palermo “Madre Morano”
Palermo – Arenella, 19 aprile 2026
Una sola parola, scritta sulla lavagna con gesto deciso, ha fatto da filo conduttore all’Assemblea della Federazione Sicula Palermo “Madre Morano”, riunita il 19 aprile 2026 con le Exallieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice, le Delegate FMA e i rappresentanti dei Consigli d’Unione. A tracciarla è stata la Presidente Confederale Mondiale Emerita, Carolina Fiorica, quasi a voler fissare nell’aria e negli occhi di tutte il tema della giornata: discernimento.
Ma prima che quella parola prendesse forma sulla lavagna, l’assemblea si era raccolta in due saluti di apertura che ne hanno preparato il terreno spirituale.

Il saluto della Delegata federale
Ad aprire i lavori è stata Suor Giacomina Barresi FMA, Delegata federale, che ha articolato il suo intervento in tre momenti: il saluto, la riflessione, l’augurio.
Ha ringraziato anzitutto la Direttrice Suor Maria Lucia Siragusa e le consorelle della comunità ospitante, con particolare riconoscenza alla Delegata Sr. Rosaria Savarino e all’Unione “Arenella” di Palermo per l’accoglienza e l’organizzazione della giornata. Ha rivolto il saluto alla Presidente Dalila Maria Virzì e ai membri del Consiglio Federale, e un riconoscimento speciale a Carolina Fiorica, per aver accettato di guidare la riflessione «regalandoci la ricchezza del suo entusiasmo e della sua esperienza». Ha esteso il saluto ai rappresentanti delle Unioni presenti — delegate, presidenti, consiglieri, associati, amici e simpatizzanti — che, come ha detto, «spinti dal desiderio di ritrovarci, con fatica siete riusciti ad organizzare il viaggio». Ha infine portato i saluti dell’Ispettrice Suor Angela Maria Maccioni, impossibilitata a essere presente, e delle sorelle della sua comunità San Giuseppe che, pur attraversando momenti difficili per la salute, si sono unite spiritualmente all’assemblea con la preghiera.
La riflessione di Suor Giacomina si è sviluppata attorno a tre fatti ecclesiali di grande rilievo. Il primo è la figura di Papa Leone XIV, messaggero di pace e di comunione nel mondo, attualmente impegnato in un viaggio in Africa. Tre parole sintetizzano il suo stile di pontificato: «Non ho paura». Suor Giacomina ha ricordato come le Exallieve FMA abbiano già espresso al Santo Padre «affetto profondo, filiale, preghiera, vicinanza e sostegno con sincera e fiduciosa comunione spirituale».
Il secondo momento ha riguardato la Festa del Grazie Mondiale 2026 del 26 aprile, dal tema «Essere missionari ovunque», che si celebrerà in Ecuador, nei luoghi in cui Sr. Maria Troncatti — canonizzata a Roma il 19 ottobre 2025 — visse come missionaria intrepida e coraggiosa. La Madre Generale, dall’11 aprile, sta effettuando la visita all’Ispettoria “Sacro Cuore” in Ecuador e la concluderà il 26 aprile proprio con la Festa del Grazie. Un legame, quello con Sr Maria Troncatti, che sarebbe tornato a farsi sentire anche nelle parole di Carolina Fiorica: un filo provvidenziale che ha attraversato l’intera giornata.
Il terzo riferimento è stato il Capitolo Generale XXV (2027), indetto con la Circolare n. 1056, dal tema «Beati voi… con la forza profetica del carisma, missionarie di comunione insieme ai giovani». L’obiettivo è chiaro, ha sottolineato Suor Giacomina: ravvivare la passione missionaria. Un invito che si intreccia naturalmente con il discernimento vissuto nell’assemblea: riconoscere la propria missione non come compito del passato, ma come vocazione viva nel presente.
L’augurio conclusivo ha raccolto in poche righe il senso dell’intera giornata: «Possiamo riscoprire tutti il senso della nostra missione nella Chiesa e, in risposta agli appelli accorati del Santo Padre, pregare e dare il nostro contributo perché cessino le guerre, si trovino vie adeguate a un dialogo rispettoso, costruttivo, per una pace vera e duratura per l’intera umanità.» Suor Giacomina ha concluso affidando a Maria, Madre del Risorto, il desiderio di giustizia, di amore e di pace da tutti invocato.
Il saluto della Presidente federale
A seguire ha preso la parola la Presidente della Federazione Sicula Palermo, Dalila Maria Virzì, che ha offerto alle presenti — e, attraverso la lettera inviata ai Consigli d’Unione, anche a chi non aveva potuto essere fisicamente presente — una meditazione articolata attorno alle tre parole del manifesto dell’incontro: riflessione, memoria, spiritualità.
La riflessione si è aperta con uno sguardo onesto sul tempo che la Federazione sta attraversando: le Case che chiudono, le distanze che si fanno più difficili da percorrere, il cammino che in certi tratti si fa più impegnativo. «Ma non è una colpa, non è un fallimento», ha affermato la Presidente: «è un segno dei tempi che condividiamo con tanta parte della Chiesa e della nostra società». La vera domanda, allora, non è «perché proprio a noi?», ma «che cosa il Signore ci chiede oggi, attraverso questa condizione?». Forse — ha suggerito Dalila — una Federazione più essenziale, più leggera, più capillare: meno grandi raduni e più piccoli incontri di zona, più telefonate, più attenzioni reciproche alle exallieve che non possono muoversi, più uso sapiente degli strumenti semplici che abbiamo a disposizione. Come Don Bosco, che «ha sempre riadattato i suoi metodi senza smarrire il da mihi animas», anche oggi è tempo di avere il suo «coraggio pratico».
La memoria è stata evocata come memoria grata. Ciascuna Exallieva porta dentro di sé un cortile, il volto di una Suora, una parola detta al momento giusto, una Casa che l’ha accolta da ragazza. Molte di quelle Case oggi non ci sono più, e questo addolora. «Ma le pietre si chiudono», ha affermato la Presidente con chiarezza, «la grazia che abbiamo ricevuto resta in noi come mandato. Noi siamo l’archivio vivente di Mornese in Sicilia. Finché una Exallieva prega, educa, tende la mano a qualcuno, il carisma è vivo.» E ha richiamato le origini stesse della Congregazione: anche Madre Mazzarello, alle origini, partì da una Casa piccola, povera, dentro un paese che non capiva. «Le origini ci legittimano — ha concluso Dalila — non siamo un resto sconfitto, siamo un seme fedele.»
La spiritualità, infine, è stata presentata come il luogo dove ogni limite si trasfigura. Lo spirito salesiano-mornesino non ha bisogno di mura per esistere: può abitare una casa, una stanza, una telefonata a un’exallieva sola, un rosario recitato insieme anche a distanza. «Il cortile di Mornese — ha detto Dalila con un’immagine felice — può diventare oggi il pianerottolo del nostro condominio, la panchina della parrocchia, il gruppo di preghiera della famiglia.» E la creatività che anima tante iniziative delle Unioni non è attivismo: è «frutto dello Spirito Santo che, quando le strade si restringono, sempre ne apre di nuove». Anche le fatiche silenziose che ciascuna porta con sé possono diventare preghiera offerta per le FMA di oggi, per le novizie, per le missioni, per i giovani che non conoscono Gesù. Perché — ha concluso la Presidente — la passione apostolica non diminuisce con il passare degli anni: semplicemente, cambia forma.

Il paradigma del discernimento: cerno, cernis, crevi…
Dopo i saluti di apertura è stata la volta di Carolina Fiorica. Il primo gesto è stato immediato, essenziale: ha scritto sulla lavagna la parola DISCERNIMENTO, e l’ha lasciata lì, visibile a tutte, come bussola dell’intera riflessione.
Ha percorso quindi la radice latina del termine, declinando il paradigma verbale: cerno, cernis, crevi, cretum, cernĕre. Un verbo antico che significa separare, distinguere, setacciare: vedere con precisione ciò che è davanti a noi, senza confondere, senza sovrapporre.
E qui è arrivato il gesto che nessuna delle presenti dimenticherà facilmente. Carolina ha mostrato all’assemblea u crivo — il setaccio — uno di quegli strumenti semplici e domestici che molte di noi hanno visto nelle mani delle nostre nonne, e ne ha indicato l’azione con il termine «cernere»: passare al setaccio. Separare la farina dalla crusca, il grano dal loglio, ciò che nutre da ciò che appesantisce. In quell’istante il discernimento smetteva di essere un concetto astratto della spiritualità e diventava un’immagine concreta, radicata nella cultura e nella lingua: un atto che le nostre madri e le nostre nonne compivano ogni giorno, senza saperlo, come gesto di sapienza.
A questa immagine Carolina ne ha collegata un’altra, altrettanto evocativa: quella della pietra arrotondata dal mare. Il mare non è sempre calmo, né sempre tempestoso; fa il suo effetto in entrambi i casi, e le pietre che ne emergono sono levigate, lisce. «Io mi sento come una pietra arrotondata», ha detto. «Quanto ha fatto il mare sulla mia persona? E non lo vedo come una cosa brutta, anche se di sofferenza. Anzi, ora mi sento più arrotondata.» Il discernimento, come il mare, lavora su di noi nel tempo, spesso a nostra insaputa, e il frutto non è la durezza ma la levigatura.
La vita come arte del discernimento
Da queste immagini fondative, l’intervento di Carolina si è sviluppato come un mosaico di riflessioni legate alla vita concreta delle Exallieve, sempre ricondotte al filo del discernimento come capacità di abitare l’ambiguità che attraversa l’esistenza.
Ha elencato alcune delle grandi polarità che ciascuna si trova a gestire: presenza o assenza, giustizia o misericordia, parola o silenzio, calma o impeto. «C’è il tempo per ogni cosa», ha ricordato evocando il Qoelet. E ha portato l’esempio di Gesù stesso: nel Tempio ha agito con impeto cacciando i mercanti; in altri momenti ha scelto la mitezza della Domenica delle Palme. «Fa parte dell’arte di vivere», ha concluso.
Il paragone con l’arte è tornato anche in chiave pittorica, attraverso una frase di Picasso: «Impara le regole come un professionista, poi cancellale come un artista.» Così nella vita — ha osservato Carolina — si comincia da dilettanti, si diventa professionisti, ma il traguardo più alto è farsi artisti della vita: coloro che sanno scegliere non per abitudine, ma per discernimento.
Centrale è stato il riferimento alla Strenna 2026 del Rettor Maggiore — «Fate quello che vi dirà». Credenti, liberi per servire — con i suoi quattro verbi che Carolina ha presentato come un metodo concreto di discernimento, applicabile a ogni scelta, grande o piccola: ascoltare, guardare, decidere, scegliere. Un percorso che illumina dall’interno la parola di Maria a Cana: non un’obbedienza cieca, ma la risposta libera e consapevole di chi ha imparato a riconoscere la voce dello Spirito. Un percorso che non è riservato alle grandi svolte della vita, ma può — e deve — abitare le giornate ordinarie.
Carolina ha poi condiviso, con spontanea semplicità, il racconto della propria motivazione a essere presente. Aveva telefonato a Dalila per dire il proprio sì il 16 febbraio, data della nascita di Sr Maria Troncatti, scoperta quasi per caso leggendo la vita della santa mentre si preparava interiormente all’incontro. Una coincidenza, o uno di quei segni che il discernimento insegna a riconoscere: «Se un pensiero è suggerito dallo Spirito e deve andare avanti, torna. E lì bisogna essere attenti.» Il nome di Sr Maria Troncatti, già evocato da Suor Giacomina poco prima, ritornava così come filo provvidenziale a cucire insieme i due interventi.
Ha evocato anche la Divina Commedia nel senso di Chiara Lubich: non quella di Dante, ma quella per cui ci si sente fragili, pieni di fallimenti, eppure si parla agli altri di Dio. «È come una commedia», ha detto, «ma è divina: dunque non si prende in giro nessuno.» Il fallimento non è la fine. «Papa Francesco diceva el fracaso de Dios — il fallimento di Dio. Il crocifisso è il fallimento di Dio. Poi c’è la Resurrezione. Magari i nostri fallimenti non sembreranno Resurrezioni, ma la vita non è statica: è dinamica.»
A coronamento dell’intervento, Carolina ha distribuito alle presenti le Beatitudini, invitando ciascuna a proclamare la propria, e ha concluso con il Vangelo del giorno — i discepoli di Emmaus — fermandosi sulla domanda: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore, mentre ci parlava lungo la via?» E rivolgendosi all’assemblea: «Non arde forse anche in voi il cuore? Per aver incontrato Don Bosco, per aver incontrato Madre Mazzarello, per essere nella Famiglia Salesiana?»
La voce delle Exallieve: risonanze e testimonianze
L’intervento di Carolina ha aperto uno spazio di dialogo vivo. Prima di passare la parola alle Exallieve, la relatrice aveva posto tre domande, chiedendo a ciascuna di sostare in silenzio almeno quaranta secondi prima di rispondere: Perché sono venuta qui oggi? Cosa mi aspettavo da questo incontro? Abbiamo rispettato la consegna della Presidente — riflessione, memoria, spiritualità?
Le risposte hanno rivelato un’assemblea che non era fatta di semplici spettatrici, ma di donne che portano dentro di sé storie lunghe e radici profonde.
Una Exallieva ha riconosciuto con franchezza la difficoltà di costruire il numero di partecipanti per questi incontri, ma ha subito aggiunto che la prospettiva dell’incontro con Carolina — e l’invito di Dalila e di Suor Rosaria — era stata decisiva: «Non si incontra Don Bosco e poi si può tornare indietro.»
Un’altra voce ha ripercorso la storia dell’Unione di Agrigento, riportata in vita dopo la frana del 1966 che aveva costretto le suore ad allontanarsi. Carolina era presente quella sera in cui il parroco annunciò il loro ritorno: aveva una bambina di due mesi, viveva ad Agrigento, e contribuì a costruire il gruppo delle Exallieve in un momento di vero e proprio ricominciare. Nel rievocare quella stagione, l’exallieva ha voluto ricordare con affetto la figura di Sr. Anna D’Antona, delegata FMA amata e stimata da tutta la comunità, che non è più tra noi. Un ricordo accolto dall’assemblea con raccoglimento e gratitudine.
La testimonianza più commossa è venuta da un’Exallieva che porta con sé quasi settantadue anni di appartenenza: allieva dai sei anni ai diciotto, Exallieva dai diciotto ai settantotto. «Oggi ho capito che ho bisogno io dell’associazione. Prima pensavo di dare; adesso mi accorgo che ho bisogno di ricevere. Il ritrovarmi in mezzo a voi, il sentire il calore di persone che conosco da una vita — questo ricarica il mio spirito.» Mentre Dalila parlava, ha detto, le era scappata qualche lacrimuccia. E ha concluso, con un sorriso pieno: «Siamo cresciute tutte, siamo invecchiate, ma siamo ancora qui.»
Il mandato è stato rispettato?
Alla terza domanda di Carolina — abbiamo rispettato il mandato della Presidente? — è stata la stessa Dalila Virzì, interpellata, a rispondere per l’assemblea, con parole misurate e sincere.
«Sì, è stato rispettato. Abbiamo fatto memoria, perché abbiamo ricordato — anche rievocandoli nella nostra mente — i nostri momenti più belli e più significativi. Abbiamo riflettuto, perché il mio saluto e l’intervento di Carolina hanno instillato nell’animo di ciascuna una traccia profonda che ha permesso di capire come vivere il presente e costruire il nostro futuro. E la spiritualità, che ancora non si è completata, si arricchirà con la partecipazione alla Santa Messa e con la Preghiera di Papa Leone XIV per la pace — perché siamo in un momento politico che richiede preghiera.»

Una consegna per il cammino
L’assemblea si è conclusa con una consegna condivisa: portare nelle proprie Unioni lo stile del discernimento come metodo ordinario di vita associativa. Non la grande decisione epocale, ma la piccola scelta quotidiana fatta con occhi puliti — cernendo, appunto — tra ciò che costruisce comunione e ciò che la indebolisce, tra ciò che serve la missione e ciò che distrae da essa.
Carolina Fiorica ha ricordato che le Exallieve delle FMA hanno attraversato stagioni difficili prima d’ora, e ne sono uscite non perché avessero più forze, ma perché sapevano cosa tenere e cosa lasciare andare. E ha affidato all’assemblea una frase che una Presidente aveva pronunciato una volta e che vale come consegna: «Finché c’è una Exallieva delle Figlie di Maria Ausiliatrice al mondo, lo spirito mornesino non muore.»
U crivo era lì, sul tavolo, a testimoniarlo. Un oggetto semplice, di casa. Come il carisma che ci è stato consegnato, e che continua a lavorare in noi come il mare sulla pietra.
Redazione a cura della Presidente federale Dalila Maria Virzì
Federazione Sicula Palermo “Madre Morano” · Exallieve/i FMA








