Il 21 giugno 2025 ha segnato un momento particolare per la Federazione Sicula Palermo “Madre Morano” degli ex-allievi delle FMA: la chiusura dell’anno associativo che si è celebrato con un pellegrinaggio giubilare al Santuario di Maria Santissima di Gibilmanna, uno dei luoghi mariani più venerati della Sicilia. Questo pellegrinaggio rappresenta non solo la conclusione delle attività dell’anno associativo 2025, ma anche un momento di rinnovamento spirituale e di rafforzamento dei legami comunitari. La scelta non è casuale: questo luogo sacro, che domina dall’alto delle Madonie il panorama di Cefalù, rappresenta da secoli un punto di riferimento spirituale per i siciliani. La Madonna di Gibilmanna, affettuosamente chiamata “Bedda Matri” dal popolo siciliano, è Patrona della diocesi di Cefalù dal 1954 e continua ad attrarre migliaia di pellegrini ogni anno.
Un momento di chiusura e di ripartenza

La presenza di Padre Salvatore Vacca O.F.M. Cap., Guardiano del Santuario e Docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, con la sua competenza teologica e profonda conoscenza della storia del santuario, ha garantito un approfondimento significativo sul messaggio mariano e sulla tradizione spirituale del luogo. Il 21 giugno è stata una giornata di grazia e comunione, in cui fede, storia e tradizione si sono intrecciate sotto il manto protettivo di Maria Santissima di Gibilmanna.
Maria donna e Maria discepola
Un nuovo approccio alla figura di Maria
Nel 1974, Paolo VI nell’esortazione apostolica Marialis Cultus propose un rinnovamento dell’approccio alla figura di Maria, suggerendo di partire dalla sua dimensione antropologica – cioè dalla persona di Maria come donna – piuttosto che limitarsi alla sola esaltazione dei suoi privilegi.
Il Papa sottolineò che la devozione mariana deve essere accompagnata dall’imitazione: non possiamo solo esaltare le virtù di Maria senza seguirle, poiché ciò che caratterizza Maria è accessibile anche a noi. Da qui l’importanza di considerare Maria prima di tutto come donna della fede, donna dell’ascolto, donna dell’offerta, e soprattutto come prima discepola di Gesù.
Maria, donna intelligente
Contrariamente a certe rappresentazioni che la ritraggono come una giovane ingenua, Maria emerge dai Vangeli come una donna intelligente e consapevole. Nell’Annunciazione, il testo ci dice che “rimase perplessa e si chiedeva che senso avessero quelle parole”. Maria pone domande: “Come è possibile? Non conosco uomo”.
Come sottolinea un documento del 1988 della Congregazione per l’Educazione Cattolica, intitolato “Maria, Donna intelligente”, l’intelligenza non consiste nell’avere risposte pronte, ma nel saper porre le domande giuste. Maria dimostra questa saggezza riflettendo sul significato dell’annuncio angelico per la sua vita.
Il discepolato di Maria
I testi evangelici che riguardano Maria vanno letti nella prospettiva del discepolato. Quando Gesù dice “Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Mc 3,35; Lc 8,21), non sminuisce Maria, ma la pone come modello di vera sequela.
La grandezza di Maria non risiede solo nella maternità biologica, ma nel fatto che ha ascoltato la parola di Dio e l’ha fatta diventare carne e storia nella sua vita. In questo senso, anche noi possiamo essere “madre” di Gesù nella misura in cui concepiamo e facciamo nascere in noi la Parola di Dio.
Il principio mariano nella Chiesa
Seguendo il pensiero di teologi come Hans Urs von Balthasar, ripreso da Benedetto XVI e Francesco, emerge l’importanza del principio mariano accanto a quello petrino nella Chiesa. Mentre il principio petrino riguarda l’autorità e il governo ecclesiale, il principio mariano rappresenta la dimensione spirituale, materna e femminile della Chiesa. Questo principio, a differenza delle strutture gerarchiche, ha una dimensione eterna e rimanda alla vera spiritualità ecclesiale.
La tradizione siciliana
In Sicilia, la devozione mariana si esprime tradizionalmente attraverso l’iconografia dell’Odigitria (Colei che indica la via) e della “Bedda Matri”. Significativo è il fatto che durante la peste del 1624, mentre molte comunità cambiarono i loro santi patroni, quelle che avevano Maria come patrona la mantennero, testimoniando il radicamento profondo della figura materna nel DNA culturale siciliano.
Maria si presenta come la donna nuova, la perfetta cristiana che ha trasformato il “no” di Eva nell’“Ave” dell’accoglienza. La sua figura non è solo oggetto di devozione, ma modello di imitazione per ogni credente chiamato a vivere il discepolato attraverso l’ascolto, l’accoglienza e la messa in pratica della Parola di Dio. La spiritualità mariana autentica non si ferma alle apparizioni o alle pratiche devozionali, ma ci chiama a vivere il principio mariano: quella dimensione materna, accogliente e generativa che rende la Chiesa vera madre e maestra di umanità.
Riflessione di Carolina Fiorica, Presidente Confederale Emerita
Prendendo spunto da una frase di padre Salvatore, Francescano che ha guidato la formazione vorrei condividere con voi una mia riflessione. Se facciamo nostro il principio mariano (comunione e servizio) in antitesi col principio pietrino (autorità e governo) siamo una “bomba”. Dovremmo esserlo. Una potenza. E noi che siamo qui non singolarmente ma come Gruppo dovremmo prendere questo proposito. Noi exallieve/i delle FMA, noi laiche mornesine sulla sequela di don Bosco che dichiarava: Ha fatto tutto Lei… passando dalla devozione alla emulazione di Maria. Che farebbe Maria in questo momento, in questa circostanza…cosa direbbe o non direbbe…
Riflessione di Sr Lucia Siragusa FMA
Come religiosa salesiana, questa riflessione su “Maria donna e Maria discepola” illumina il nostro carisma educativo. Maria donna dell’ascolto è il nostro modello: prima di parlare, dobbiamo saper ascoltare i giovani e le loro domande, come Maria nell’Annunciazione. Il principio mariano – quella dimensione materna e accogliente – deve pervadere ogni nostro gesto educativo. Nella “Bedda Matri” siciliana riconosciamo la stessa tenerezza di Maria Ausiliatrice: una madre che non abbandona mai e intercede sempre. È questo il segreto della pedagogia salesiana: essere per i giovani un riflesso dell’amore materno di Maria.
Omelia di Padre Salvatore Vacca O.F.M. Cap.
Le Nozze di Cana: Maria, madre attenta e discreta
Le “Nozze di Cana” rappresentano un episodio fondamentale narrato nel Vangelo di Giovanni, dove Gesù compie il suo primo miracolo trasformando l’acqua in vino durante un banchetto nuziale in Galilea.
La delicatezza di Maria
Nel racconto emerge la figura straordinaria di Maria, che con occhio attento scopre il bisogno degli sposi quando viene a mancare il vino. Ma osserviamo come interviene: non alza la voce, non crea clamore, non umilia gli sposi rivelando pubblicamente la loro difficoltà. Maria agisce con grazia e discrezione, intervenendo silenziosamente senza mettere in imbarazzo nessuno. Questo è un modello di come dovremmo avvicinarci al prossimo nel bisogno: non con ostentazione, ma con la grazia che viene da Dio.
“Fate quello che vi dirà”
Fondamentale è l’atteggiamento di Maria verso i servi: “Fate quello che vi dirà”. In queste parole si rivela una caratteristica essenziale di Maria: non ha un comportamento autoreferenziale, non attira l’attenzione su di sé, ma indica Gesù come la vera soluzione. Maria si fa strada verso Gesù, orienta lo sguardo verso di Lui. È Lui il Salvatore, il medico, la medicina. Maria, come l’Odigitria della tradizione orientale, indica la via, la verità e la vita che è Cristo.
Le tappe della vita di Gesù con Maria
Nel Vangelo possiamo individuare diverse “partenze” o tappe importanti nella vita di Gesù, e in ognuna di esse troviamo la presenza materna di Maria:
- La nascita – Maria è la madre che accoglie e custodisce
- Il ritrovamento nel tempio (12 anni) – Maria accompagna la crescita di Gesù verso l’autonomia
- L’inizio del ministero pubblico (Cana) – Maria è colei che spinge Gesù a rivelarsi
- La crocifissione – Maria è presente fino alla fine
In ogni tappa, Maria non è una madre assente o possessiva, ma una madre che accompagna e sa quando è il momento di fare un passo indietro per permettere al figlio di compiere la sua missione. Questo episodio evangelico fornisce il fondamento teologico e spirituale per la devozione a Maria come colei che provvede ai bisogni del popolo. Come a Cana si preoccupò per gli sposi, così Maria continua a guardare alle nostre necessità.
Maria alle nozze di Cana ci insegna a:
- Essere attenti ai bisogni degli altri
- Intervenire con discrezione e grazia
- Indicare sempre Cristo come la vera soluzione
- Accompagnare senza possedere
Così Maria continua ancora oggi a guardare le nostre necessità e a intercedere presso suo Figlio, mantenendo viva quella stessa premura materna mostrata agli sposi di Cana.
La storia del Santuario di Gibilmanna
Le origini antiche
La storia del nostro santuario affonda le radici nella notte dei tempi. Secondo la tradizione, quello di Gibilmanna era uno dei sei monasteri benedettini che San Gregorio Magno (540-604) fece erigere a proprie spese nel VI secolo, prima di essere eletto pontefice. Gli edifici conventuali dovettero andare in rovina nel IX secolo con l’arrivo degli Arabi, mentre la piccola chiesa rimase in custodia di diversi eremiti.
Il miracolo del 1534
La storia moderna del santuario inizia con un evento straordinario: il giorno di Pasqua del 1534, durante una tempesta di mare, un’imbarcazione che trasportava una statua della Madonna con il Bambino trovò riparo nel borgo di Castello di Roccella. La Madonna apparve in sogno ad un frate cappuccino che viveva a Gibilmanna, invitandolo ad andare a prendere la statua avvolta con una coperta di lana. La statua venne caricata su un carro trainato da buoi che, lasciati in libertà, si fermarono nel promontorio dove sorge l’attuale Santuario.
Padre Sebastiano da Gratteri
Nel 1535 Padre Sebastiano Majo da Gratteri, uno dei primi seguaci della riforma cappuccina, si stabilì a Gibilmanna e rifondò la chiesa e il convento. Nel 1576, durante la celebrazione della messa, ebbe un’apparizione di Gesù che lo invitò a dipingerlo così come lo vedeva. Padre Sebastiano, utilizzando colori ricavati dalle piante del territorio, dipinse l’“Ecce Homo” tuttora esposto nel Santuario.
L’incoronazione del 1760
Il momento più solenne della storia del santuario fu l’incoronazione del 15 agosto 1760, quando il vescovo di Cefalù Don Gioacchino Castelli incoronò solennemente la Vergine e il Bambino Gesù con le corone pervenute dal Vaticano. La partecipazione del popolo fu straordinaria e si narra che un muto e un cieco riacquistarono rispettivamente la parola e la vista. Durante la cerimonia, il vescovo si tolse il proprio anello per donarlo a Maria, gesto che simboleggia l’intercessione continua della Madonna.
Il riconoscimento pontificio
Nel 1954 Papa Pio XII dichiarò Maria Santissima di Gibilmanna Patrona della diocesi e della città di Cefalù, coronando secoli di devozione popolare. Questo riconoscimento fu preceduto da un evento significativo: durante l’anno mariano 1954 la statua della Vergine fu portata in tutte le parrocchie della Diocesi.Oggi il santuario custodisce opere di inestimabile valore, tra cui la statua della Madonna realizzata da Antonello Gagini nel 1534, l’antico affresco bizantino della Madonna con il Bambino e il dipinto dell’Ecce Homo di Padre Sebastiano. Il complesso ospita anche un importante Museo e una Biblioteca con manoscritti dal XVI al XX secolo.













