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Una riflessione personale

«Le mani nel mondo,
le radici nel cuore»

L’identità dell’Exallieva oggi

Una riflessione alla luce della sapienza mornesina, del magistero dell’Istituto FMA e dei documenti della Chiesa

Dalila Maria Virzì — Presidente FSP «Madre Morano»

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Verrà un tempo, in cui le nostre carissime exallieve saranno le Figlie di Maria Ausiliatrice operanti nel mondo, perché chiamate ad essere direttamente corresponsabili nelle nostre opere.Madre Eulalia Bosco, FMA, pronipote di Don Bosco (1934)

Una domanda vocazionale

Non nostalgia, ma vocazione

Chiedersi come si possa essere Exallieve oggi non è memoria affettiva: è una domanda vocazionale. Il prefisso «Ex» non indica una condizione cessata ma, nelle parole di don Egidio Viganò, «l’assimilazione di tanti valori educativi» e la loro maturazione lungo la vita. La domanda si rovescia: non «che cosa ho ricevuto», ma «che cosa sono chiamata a diventare». E la risposta ha bisogno di radici: occorre tornare alla sorgente — Mornese — e alla sapienza di Maria Domenica Mazzarello. Perché essere Exallieve, prima che un programma di attività, è una qualità dell’essere: non si testimonia ciò che non si è anzitutto diventati.

La sapienza mornesina

Quattro pilastri per un’identità laicale

Dalle Lettere di Maria Domenica Mazzarello emergono quattro pilastri, perfettamente traducibili per un laico di oggi.

1. La semplicità del cuore

La chiave — la individua Anselm Grün — è la semplicità del cuore: un cuore unificato, uno con Dio e perciò uno con sé stesso e con gli altri, che vede le cose come sono senza proiettare le proprie zone d’ombra. Non è svalutazione di sé: quando Maria invita a «calpestare l’amor proprio» predica la libertà interiore, la distanza sana dal proprio ego. È la via, non la negazione, della dignità.

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Procurate di praticare le virtù, ma proprio col cuore, più ancora che cogli atti esterni.

— Maria D. Mazzarello, dalle Lettere

Questa semplicità mi chiede di vedere le persone come sono — anche quelle da cui mi sento delusa — senza trasformare il giudizio critico sulle strutture in disprezzo verso i volti. È una disciplina interiore che mi custodisce dalla tentazione di avere ragione troppo in fretta.

2. La gioia come libertà

«Siate allegre!» è il ritornello più insistente dell’epistolario. Ma l’allegria mazzarelliana non è indole naturale: è conquista spirituale, frutto della semplicità del cuore e della libertà dalle cose del mondo. La gioia diventa il segno visibile di un cuore che ama davvero il Signore — una teologia della gioia, non un obbligo di buonumore.

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Fatevi coraggio, state allegre; con Gesù i pesi diventeranno leggeri, le fatiche soavi, le spine si convertiranno in dolcezze.

— Maria D. Mazzarello, dalle Lettere

3. Il «prendersi cura» come modo di essere

Il prendersi cura — nota Piera Cavaglià — «viene prima degli atti di cura; più che un’attività, è un modo di essere». Non è un ruolo professionale né un compito riservato alle consacrate: è la forma concreta dell’amore laicale nel quotidiano — in famiglia, nel lavoro, nella scuola, nel territorio. È, letteralmente, avere «le mani nel mondo» perché si hanno «le radici nel cuore».

4. Lo spirito di famiglia

Non una virtù individuale ma un clima. Don Bosco e Maria Mazzarello chiamarono sempre le loro opere «casa», non «collegio». È un dato che parla all’Exallieva di oggi: dove le comunità FMA non sono più presenti, il compito non è amministrare una struttura, ma ricreare casa — un ambiente di fiducia, accoglienza e gioia. Le prime suore lo ricordavano così: «Quando entrai nell’Istituto ebbi l’impressione di entrare in una famiglia». Come ha ricordato Papa Francesco nel 2021, dallo spirito di famiglia di Mornese nasce la capacità di valorizzare le differenze come ricchezza.

Il fondamento carismatico

Mazzarello, donna laica

La fase decisiva della formazione spirituale di Maria fu essa stessa laicale: nella cascina della Valponasca, giovane contadina, imparò a pregare tra le viti e si consacrò con un voto privato di castità; aderì poi alla Pia Unione delle Figlie di Maria Immacolata — associazione di laiche, promossa a Mornese da don Domenico Pestarino insieme ad Angela Maccagno. Prima di essere fondatrice religiosa, Maria fu una laica del territorio, liberamente associata. E la sua obbedienza non fu mai servile: pur riconoscendo la guida di Don Bosco, ella «influisce dal basso», esprime il proprio parere con sicurezza e distacco. Un modello di corresponsabilità che nasce dal cuore del carisma, non da una concessione tardiva.

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Adesso io le dirò le difficoltà che provo… se poi Lei mi dirà di mandarla ugualmente, allora io la manderò.

— Maria D. Mazzarello, dalle Lettere

Qui la mia fatica trova la sua misura. Non mi è chiesto di tacere ciò che vedo, né di adeguarmi a modelli che sento chiusi; mi è chiesto di dirlo come Maria diceva le sue «difficoltà»: con sicurezza e distacco, senza rompere la comunione. La mia rivendicazione di donna non è estranea al carisma: è già scritta in questa obbedienza che «influisce dal basso» e resta libera.

La ricerca recente dà a tutto questo un nome attuale: stile sinodale. Suor Eliane Anschau Petri mostra come Maria Domenica animasse la casa «senza far pesare la sua autorità», promuovendo le persone e la partecipazione, in una leadership generativa che non trattiene ma genera — «una forza promotrice per altri leader». È ciò a cui l’Exallieva è chiamata: non destinataria passiva del carisma, ma sua generatrice.

Il magistero e la Chiesa

Non collaboratrici, ma corresponsabili

Madre Chiara Cazzuola ricorda che il carisma pone al centro «i laici corresponsabili della missione»: non collaboratori ausiliari. Il quadro normativo lo conferma: le Costituzioni FMA (art. 74) stabiliscono che «per l’educazione ricevuta le exallieve appartengono ufficialmente alla Famiglia Salesiana», e il Regolamento (art. 68) affida a tutta la comunità l’animazione della vita associativa. Nel 2021 la Confederazione ha assunto il nome di Confederazione Mondiale Mornese, «per valorizzare la figura di Maria Domenica Mazzarello, donna laica impegnata sul territorio».

Convocando il Capitolo Generale XXV (Circolare 1056, 2026), la Madre ha reso la sinodalità una scelta programmatica: occorre «passare dal considerare i laici come semplici collaboratori alla convinzione che tutti siamo chiamati a vivere la missione in virtù del dono della consacrazione battesimale». Non collaborazione, dunque, ma «una vera condivisione dello stesso carisma e della stessa missione». È la fondazione più recente della tesi di questa riflessione: l’Exallieva non è collaboratrice ausiliaria delle FMA, ma custode e portatrice dello stesso carisma, secondo la propria vocazione laicale. Il fondamento ultimo è la dignità battesimale — non un incarico ricevuto dalle FMA. La stessa Circolare riconosce in Maria Domenica «uno stile di animazione e di governo generativo di vita», che chiede di «passare dal fare per al camminare con»: un’autorità «che sappia responsabilizzare e potenziare, esercitata come servizio alla comunione».

Sullo sfondo, la Chiesa universale: la Christifideles laici, il Concilio con la sua «pluralità di ministeri e unità di missione», il Sinodo sulla sinodalità (2024). E la Carta della Missione della Famiglia Salesiana tiene insieme autonomia e corresponsabilità, comunione e originalità.

Va colta una sincronia provvidenziale: il CG XXV si aprirà a Roma nel settembre 2027 con gli Esercizi a Mornese, e nello stesso 2027 la Confederazione celebrerà la propria Assemblea Elettiva. Due cammini che convergono nell’unico tema: ravvivare la passione missionaria dell’identità carismatica. La Madre chiede espressamente che nella preparazione capitolare siano coinvolti «altri gruppi della Famiglia salesiana»: un invito che riguarda direttamente le Exallieve, non spettatrici ma parte attiva del discernimento.

Una richiesta al discernimento

Investire sulla formazione della leadership laica

Chiedo, con franchezza filiale, che la Congregazione e la Confederazione riconoscano come propria responsabilità l’investimento di tempo, risorse e figure qualificate nella formazione della leadership laica. Dove questo investimento manca, i laici corresponsabili restano soli nel proprio cammino — e il carisma perde una delle sue vie di trasmissione. Desidero apprendere e confrontarmi con religiose che uniscano l’autenticità della vocazione a una solida cultura: non come privilegio, ma come condizione ordinaria di una corresponsabilità matura.

Non è una critica alle persone, ma un appello alle strutture. La stessa Circolare 1056 chiede di «passare dal fare per al camminare con»: e non si potenzia chi non si forma. Riconoscere questo investimento sarebbe uno dei frutti più concreti del cammino verso il 2027.

Una via da percorrere

Quattro impegni simultanei

La via per essere Exallieve oggi si fonda su quattro impegni non successivi ma simultanei. Radicamento: tornare alle fonti come alimentazione, non come nostalgia. Corresponsabilità laicale matura: dove le FMA si ritirano, l’Exallieva non sostituisce la suora, ma continua il carisma con autonomia laicale. Presenza trasformatrice nel territorio: le «mani nel mondo» come lievito, accanto ai giovani, alle donne, ai più poveri, con quelle «piccole luci» di cui parlava Madre Antonia Colombo. La fecondità della fragilità: come per Maria, il limite non squalifica dalla missione, la rende autentica e la consegna a Dio.

È l’impegno che mi costa di più e insieme mi libera. La tentazione, quando il confronto delude, è di andarsene. Ma il carisma mornesino non mi è concesso né revocato dalla qualità delle persone che incontro: lo porto dentro, ne sono «custode e portatrice». La fragilità non è la fine della vocazione: può esserne la soglia feconda.

Conclusione

Diventare ciò che si è

La santità laicale non si costruisce con performance, ma diventando semplici di cuore — liberi, allegri, capaci di prendersi cura — nell’ordinarietà del proprio territorio. Essere Exallieva non è un titolo ereditato ma una vocazione da assumere: diventare ciò che già si è. Custodire le radici perché le mani possano toccare il mondo. Il Capitolo Generale XXV colloca tutto sotto le Beatitudini: «Beati voi…», tra cui i «santi della porta accanto». L’Exallieva è chiamata a essere uno di quei volti: non un’eroina, ma una discepola-missionaria felice, con le mani nel mondo e le radici nel cuore.

Desidero crescere — spiritualmente, teologicamente, culturalmente — e ho bisogno di confronto reale: non come lusso personale, ma come ossigeno della mia vocazione. E chiedo di essere ascoltata, perché questa esigenza non riguarda me soltanto, ma l’esistenza futura della nostra Associazione. Un’appartenenza che non fa crescere le proprie competenze è destinata a spegnersi; una che le coltiva diventa lievito. È in questa ricerca ostinata e fiduciosa che riconosco, oggi, la forma più mia di essere exallieva.

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Diventa semplice! Confida nell’amore! Non è così complicato come tu pensi. Ama semplicemente e sii allegra!

— dalla lettura contemplativa delle Lettere di M. D. Mazzarello

Nota sulle fonti

Fonti mazzarelliane e studi su Mornese (P. Cavaglià – M. E. Posada, La sapienza della vita, con contributi di A. Grün, P. Cavaglià, G. P. Di Nicola; studi di E. Anschau Petri); magistero dell’Istituto (Madre C. Cazzuola, Circolari 1056, 1020, 1031); documenti dell’Associazione (Documento Identitario 2021; Statuto confederale) e della Chiesa (Christifideles laici; Lumen gentium; Documento finale del Sinodo 2024; can. 677 CIC; Carta della Missione FS). Alcune citazioni sono parafrasate.

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Due donne, un carisma

La Famiglia Salesiana protagonista tra le Nazioni Unite e il Vaticano

Nel giro di pochi giorni, due notizie hanno attraversato il mondo salesiano e quello ecclesiale, unite da un filo che vale la pena raccontare insieme: una laica salesiana cooperatrice nominata per la prima volta alla guida della rappresentanza dei Salesiani di Don Bosco presso le Nazioni Unite a New York, e una Figlia di Maria Ausiliatrice chiamata da Papa Leone XIV a guidare un Dicastero della Curia Romana. Due donne, due incarichi diversi per natura e collocazione, ma appartenenti alla stessa grande famiglia carismatica nata dal sogno di Don Bosco: quella di mettersi al servizio degli ultimi, dei giovani, dei più vulnerabili.

New York: Angelica “Vivi” Iglesias, prima laica alla guida dell’advocacy salesiana all’ONU

In continuità con l’impegno della Congregazione Salesiana nell’advocacy a favore dei giovani più poveri e vulnerabili, la Sig.ra Angelica “Vivi” Iglesias è stata nominata prima laica a ricoprire l’incarico di Rappresentante Principale dei Salesiani di Don Bosco presso le Nazioni Unite a New York. Succede a una linea di sacerdoti che negli anni hanno consolidato questa presenza: don Mathew Thomas Panamkattu, don Thomas Pallithanam e don Thomas Brennan.

Salesiana Cooperatrice, Iglesias porta con sé un’esperienza maturata sul campo: anni di collaborazione con i Catholic Relief Services nell’accompagnamento di partner locali e nel coordinamento di campagne di advocacy, oltre al servizio precedente presso la Diocesi di St. Petersburg (Florida), dove si è occupata di pastorale ispanica e supporto alla leadership diocesana. Entrerà a far parte del Team centrale di Advocacy del Settore per la Pastorale Giovanile, guidato dal Consigliere Generale Don Rafael Bejarano, operando attraverso la Procura Missionaria salesiana di New Rochelle (Salesian Missions), diretta da Don Michael Conway.

Il suo compito sarà costruire relazioni istituzionali, tessere reti, monitorare e documentare le attività, assicurando che la voce salesiana continui a farsi sentire nei luoghi dove si decidono le politiche internazionali su povertà, migrazione, istruzione ed esclusione sociale — nell’ambito di una presenza che comprende anche le sedi ONU di Ginevra, Vienna e Nairobi, oltre a Bruxelles e all’UNESCO di Parigi.

Roma: Suor Alessandra Smerilli, terza donna alla guida di un Dicastero vaticano

Quasi in parallelo, il 30 giugno 2026 Papa Leone XIV ha nominato Suor Alessandra Smerilli, Figlia di Maria Ausiliatrice, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, incarico che assumerà ufficialmente dal 1° settembre 2026. Succede al Cardinale Michael Czerny, che ha guidato il Dicastero dal 2022. Insieme a lei sono stati nominati il Cardinale Fabio Baggio come Pro-Prefetto — con un incarico speciale per il Centro di Alta Formazione “Laudato si'” — e Monsignor Jozef Barlaš come nuovo Segretario.

Economista, originaria di Vasto, laureata a Roma Tre e con un dottorato in Economics conseguito nel Regno Unito, Suor Smerilli è salesiana dal 1997 e da anni impegnata sui temi della giustizia sociale e dell’economia civile. Era già Segretario dello stesso Dicastero dal 2022, dopo essere stata Sotto-Segretario dal 2021 su nomina di Papa Francesco. La sua nomina la rende la terza donna a guidare un Dicastero della Curia Romana, dopo Suor Simona Brambilla (Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata, dal gennaio 2025) e, nell’ambito dello stesso pontificato di Leone XIV, dopo la nomina della laica Montse Alvarado al Dicastero per la Comunicazione. Il Dicastero che ora guiderà si occupa di sviluppo umano, giustizia, migranti, disarmo, ambiente e — sempre più — delle sfide poste dall’intelligenza artificiale, tema al centro della prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas.

Un unico filo: la Famiglia Salesiana e il volto femminile della missione

Che cosa unisce, allora, una salesiana cooperatrice che entra nel palazzo di vetro dell’ONU e una Figlia di Maria Ausiliatrice che varca le porte della Curia Romana? Non è soltanto la coincidenza temporale, ma un segno più ampio: la Famiglia Salesiana — nelle sue diverse componenti, laicali e consacrate — sta esprimendo con sempre maggiore naturalezza una leadership femminile radicata nel carisma di Don Bosco, quello stesso carisma che mette al centro i giovani, i poveri e gli ultimi.

Da un lato Iglesias porta la concretezza dell’advocacy sul campo, l’esperienza del lavoro con le comunità e la capacità di costruire ponti istituzionali — competenze maturate fuori dagli ambienti ecclesiastici tradizionali, nel mondo del no-profit cattolico americano. Dall’altro Smerilli porta il rigore dell’economista e la lunga esperienza di governo interno alla Curia, in un ruolo che affronta questioni di giustizia globale a livello sistemico.

Sono due strade diverse — una nella diplomazia internazionale, l’altra nel governo ecclesiale — che convergono però sullo stesso obiettivo: dare voce e sostanza operativa a un impegno che Don Bosco avrebbe riconosciuto come proprio, quello per lo sviluppo integrale della persona, specialmente dei più fragili. Due nomine che, lette insieme, raccontano una Famiglia Salesiana capace di rinnovarsi affidando responsabilità sempre più alte alle donne che ne fanno parte, laiche e consacrate, ciascuna con i propri talenti al servizio della stessa missione.

Ci sia infine consentita una nota che non spegne la gioia, ma la rende più consapevole, e che raccogliamo con gratitudine da un autorevole studioso. Non possiamo che rallegrarci per queste due nomine che riguardano da vicino la famiglia salesiana, rese possibili dalla riforma della Curia avviata da Papa Francesco e portate a compimento da Papa Leone XIV. E tuttavia — come mi ha fatto notare un eminente professore, salesiano, docente di Letteratura cristiana antica latina e già Decano della Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche presso l’Università Pontificia Salesiana — proprio questi passi in avanti riportano alla luce una questione ancora aperta nella teologia e nella prassi.

Con la Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium (2022), Papa Francesco ha stabilito che qualsiasi fedele, uomo o donna, possa guidare Dicasteri od organismi della Curia Romana, in quanto la potestà di governo si riceve tramite il mandato pontificio e non necessariamente attraverso l’ordinazione episcopale o presbiterale. È una svolta che rende possibili nomine come quelle che qui celebriamo, ma che si pone in tensione con la decisione e la prassi di Papa Giovanni XXIII, il quale aveva stabilito che, qualora fosse stato eletto Pontefice un laico, questi avrebbe dovuto essere consacrato immediatamente vescovo prima di esercitare la potestà di governo nella Chiesa: segno di quanto strettamente, nella tradizione, il governo ecclesiale fosse legato all’ordine sacro.

Una questione che, secondo l’osservazione del professore, potrebbe suscitare ulteriori riflessioni — anche in campo liturgico e dogmatico — pur restando fermo quanto definito dal Concilio Vaticano I circa l’infallibilità dei pronunciamenti pontifici, che valgono ex sese, non autem ex consensu Ecclesiae, per autorità propria e non per il consenso della Chiesa. Un richiamo che non toglie nulla alla gioia per queste nomine, ma invita a custodirne anche la profondità dottrinale.

Fonti: ANS – Agenzia iNfo Salesiana; Sala Stampa della Santa Sede; Vatican News; Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium (2022); Concilio Vaticano I, Costituzione dogmatica Pastor Aeternus (1870).

Con i piedi per terra e il cuore a Mornese

«Costruiamo insieme oggi il nostro futuro»

Matera, 12–14 giugno 2026

Matera sa guardare lontano. I suoi Sassi — scavati nella roccia, abitati per millenni, poi abbandonati e infine riscoperti come patrimonio dell’umanità — raccontano che nulla di ciò che ha radici profonde muore davvero: cambia forma, trova nuove vie, continua a vivere. Non poteva esserci cornice più adatta per i Tre Giorni per i Responsabili, promossi dall’Associazione Mornese Italia ETS — Laici Exallieve/i in rete con le FMA nel Mondo — che dal 12 al 14 giugno 2026 ha riunito presso la Casa per ferie Sant’Anna i responsabili delle Unioni e delle Federazioni da tutta Italia, attorno a un unico obiettivo: Costruiamo insieme oggi il nostro futuro.

Un titolo che non è solo uno slogan. È una scelta di metodo: non un convegno in cui si ascolta, ma un laboratorio in cui ci si mette in gioco. Non una celebrazione del passato, ma un cantiere aperto sul futuro — con le stesse radici salesiane di sempre e strumenti nuovi per i tempi che cambiano.

12 giugno · Costruiamo insieme

I partecipanti sono arrivati nel pomeriggio, accolti dai Sassi illuminati dal tramonto. Dopo i saluti e la sistemazione, i lavori sono entrati subito nel vivo con la sessione «Mettiamoci in gioco», guidata da Luca Utili, esperto di dinamiche di gruppo.

Il tono scelto fin dall’inizio è stato quello della concretezza: niente teoria astratta, ma strumenti da portare a casa. Utili ha proposto ai partecipanti un’attività pratica — la costruzione cooperativa di cinque quadrati uguali, con regole precise e in silenzio — per far emergere dal vivo le dinamiche che ogni gruppo associativo conosce bene: chi trattiene le risorse, chi aspetta, chi guida senza imporsi, chi si accorge del bisogno dell’altro. La riflessione che ne è seguita ha toccato i nodi profondi della vita associativa: l’interdipendenza positiva e negativa, i bisogni impliciti dei membri, il peso delle regole non dette sulla cultura del gruppo. La serata, dopo i Vespri e la cena, è rimasta libera: Matera di notte, con i suoi vicoli e le sue luci, ha fatto il resto.

13 giugno · Cosa serve? Bastano le mani?

La giornata più densa ha preso avvio con la relazione di Sr. Maria Ausilia De Siena, Consigliera Generale per la Comunicazione Sociale dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, sul tema «Cosa serve? Il leader che genera un gruppo associativo». Calabrese di Petrizzi, Sr. Ausilia ha vissuto fin dall’infanzia la proposta educativa salesiana: ha iniziato la sua esperienza come FMA a Soverato come insegnante di musica e animatrice dell’oratorio, è stata per 12 anni Consigliera Ispettoriale — di cui 8 per la Comunicazione Sociale — Delegata Nazionale CGS, Direttrice della Comunità di Soverato e, nel 2021, Ispettrice dell’Ispettoria Meridionale Madonna del Buon Consiglio prima di essere eletta Consigliera Generale. Una figura che conosce dall’interno sia il mondo della comunicazione sia quello dell’educazione salesiana, e che porta in ogni contesto la stessa domanda: come essere presenza profetica oggi?

La domanda di fondo era semplice e diretta: cosa serve, davvero, per guidare un gruppo associativo? La risposta ha smontato subito un equivoco diffuso: il leader non è chi comanda, ma chi guida verso un obiettivo comune motivando, coordinando e creando le condizioni perché ciascuno possa dare il meglio di sé. La distinzione tra leader e manager — figure complementari ma orientate diversamente — ha mostrato come la leadership autentica si fondi su autorevolezza, fiducia e carisma personale, e punti allo sviluppo del potenziale umano nel lungo termine, non al controllo gerarchico nel breve.

Ampio spazio è stato dedicato alle resistenze — l’ansia, l’inerzia, il «si è sempre fatto così» — con strumenti concreti per riconoscerle e gestirle: spiegare i motivi del cambiamento, coinvolgere le persone nelle decisioni, far emergere le preoccupazioni prima che diventino boicottaggio silenzioso. Il cuore della relazione ha delineato il ruolo del leader secondo sei dimensioni: definire una visione, motivare il gruppo, prendere decisioni, gestire i conflitti, testimoniare con coerenza, favorire la collaborazione. Una prospettiva evangelica ha illuminato tutto: richiamando Mc 10,42–45, Sr. Ausilia ha ricordato che «l’autorità autentica non produce ammiratori, ma persone che scoprono la propria dignità e vocazione». Don Bosco e Madre Mazzarello ne sono stati proposti come modelli viventi — non figure del passato da ammirare, ma stili di leadership da abitare oggi.

La seconda parte si è aperta con una domanda provocatoria: bastano le parole? E con essa l’attività laboratoriale «Solo le parole?»: attraverso un Padlet condiviso, ogni gruppo ha associato immagini e riflessioni ai sei «attrezzi» di una comunicazione che genera coesione — ascolto, chiarezza, rispetto dei ruoli e degli spazi, fiducia che cresce, gestione dei conflitti, ricerca di soluzioni. Le risposte, spontanee e profonde, hanno restituito una fotografia inaspettatamente ricca: «l’ascolto è cura verso l’altro, è discernimento»; «la semplicità di un cuore che parla senza maschere»; «equidistanza ed equivicinanza»; «trasformare il conflitto in opportunità». La conclusione di Sr. Ausilia ha fissato un punto fermo: per comunicare bene e creare coesione servono competenze più relazionali che tecniche. Non basta parlare con chiarezza — è essenziale considerare come si sentono le persone quando interagiscono. Non bastano le mani.

Nel pomeriggio il lavoro si è fatto ancora più concreto. I tre casi studio erano stati costruiti da autori diversi con competenze complementari. Alessandro Catalano ha curato «Continuità della presenza salesiana dopo la chiusura della comunità FMA»: uno scenario concreto in cui un immobile comunale, novant’anni di storia salesiana e una rete di soggetti locali — Associazione Mornese, Salesiani Cooperatori, Parrocchia, Comune — sono chiamati a costruire insieme un nuovo Centro Giovanile. Rosanna Iebole e Dalila Maria Virzì hanno invece lavorato rispettivamente su «Dal buio alla luce» e «Un carisma che resiste», portando l’esperienza diretta della transizione al Terzo Settore e la vita quotidiana delle Federazioni. Non esercizi accademici: situazioni reali, riconoscibili, che parlano direttamente all’esperienza di chi era in sala. L’assemblea «…si può fare» ha chiuso la giornata con le testimonianze dei tre autori, in un crescendo di concretezza e speranza.

Alessandro Catalano — Assistente Sociale abilitato, Salesiano Cooperatore dal 1999, fondatore e Presidente dell’Associazione “Don Bosco e Noi” ONLUS di Satriano, già Coordinatore Regionale del Movimento Giovanile Salesiano e responsabile di centri estivi e attività giovanili dal 2000, con una tesi di laurea su «Il sistema preventivo e l’educazione dei giovani» — ha aperto, restituendo ai partecipanti la lettura di ciò che era emerso dai lavori di gruppo: la capacità di progettare, di vedere oltre le difficoltà, di mettersi in gioco da veri leader — con la voce di chi il mondo salesiano lo abita da sempre, sul campo, tra i ragazzi.

Dalila Maria Virzì, Presidente della Federazione Sicula Palermo «Madre Morano», ha parlato da una Federazione che abbraccia cinque province — dalla Sicilia centro-occidentale fino al versante tirrenico, con le spoglie della Beata Madre Maddalena Morano custodite ad Alì Terme come radice viva dell’identità federale. Tre le cose condivise, maturate sul campo e non dai libri. La prima: guardare con gli occhi della fede cambia la domanda. Non più «ha ancora senso?» — che blocca — ma «che cosa il Signore ci chiede oggi?» — che rimette in cammino. La seconda: il carisma non ha bisogno di mura. Un sito internet aperto giorno e notte con il Rosario salesiano, un gruppo WhatsApp, una telefonata a chi è sola: il cortile di Mornese oggi può essere il pianerottolo di casa, e tutto questo è già missione — non il ripiego di chi non ha di meglio, ma la forma nuova della stessa fiamma. La terza: il bene che esce di casa rinnova l’associazione e avvicina i giovani. A Natale le Exallieve di Alì Terme sono entrate nel reparto di Cardiochirurgia Pediatrica dell’Ospedale di Taormina. A Palermo, il 22 maggio, venti ragazzi usciti dall’Istituto Maria Ausiliatrice hanno chiesto spontaneamente di essere riconosciuti come Exallievi — non li avevano cercati, sono venuti loro — e per loro è nata la Promessa degli Exallievi Junior, con una madrina tra le associate per ciascuno. «Sì. Si può fare. Lo stiamo già facendo.»

Nel suo intervento Dalila ha citato più volte Carolina Fiorica — exallieva, Presidente Confederale Mondiale Emerita, che ha saputo raccontare l’anima dell’associazione in un libro dal titolo che è già una carezza: «Da Mornese, un soffio di… luce». Perché nelle nostre Federazioni e Unioni vivono donne così — di fede, di studio, di esperienza, di governo — e il futuro dell’associazione si costruisce anche andando a riprendere questi tesori, coinvolgendoli, ascoltandoli, lasciandoci ancora insegnare.

Ha concluso Rosanna Iebole, Presidente dell’Associazione Mornese Liguria ODV, guidata dallo slogan del proprio quadriennio: «Signore, fa’ che io veda» (Mc 10,51) — non preghiera intima, ma grido di chi vuole squarciare il velo della cecità che confonde la sopravvivenza con la presenza. Ha raccontato il percorso concreto della Liguria: la scelta, ai tempi del Covid, di entrare nel Codice del Terzo Settore; le assemblee online con tutti i presidenti; l’iscrizione al RUNTS nel maggio 2022; i patti di sussidiarietà regionali; il progetto «Missione: AI» per formare i giovanissimi. E soprattutto Monleone di Cicagna: quando nel 2013 le FMA sono andate via, l’Associazione locale non ha lasciato chiudere l’oratorio nemmeno un giorno — oggi gestisce la struttura a 360 gradi, riconosciuta dalle istituzioni civili e dalla Chiesa come punto di riferimento per tutta la Val Fontanabuona. «Si può fare, perché in Liguria lo abbiamo fatto davvero»: non una promessa, una testimonianza. E prima di lasciare la parola, ha consegnato a ciascun partecipante un dono inaspettato: un paio di occhiali a cuore colorati con il sacchettino dell’Associazione Mornese Liguria ODV e la scritta «…che io veda» — il suo slogan diventato per un momento il sigillo di tutta l’assemblea. La serata si è conclusa con una visita guidata notturna tra i Sassi: Matera come segno, ancora una volta.

14 giugno · Il nostro futuro

L’ultima mattina ha avuto il respiro della sintesi e della consegna. La Santa Messa, celebrata dall’Arcivescovo di Matera-Irsina Mons. Benoni Ambarus, ha dato al percorso il suo fondamento spirituale: non un’appendice devozionale, ma il cuore da cui tutto parte e a cui tutto ritorna.

A seguire, i lavori si sono chiusi con il Documento finale, intitolato «Con i piedi per terra e il cuore a Mornese» — una sintesi corale di ciò che i tre giorni avevano depositato nel cuore di ciascuno.

Il documento muove da una consapevolezza maturata insieme: non bastano le mani — serve una leadership capace di generare comunità, così da vivere autentiche esperienze di comunione. Tre gli impegni assunti collettivamente. Il primo riguarda lo stile della presenza: con lo stile mornesino, facendo tesoro delle buone pratiche, l’Associazione Mornese Italia si impegna a proseguire con creatività il servizio ai fragili, agli ultimi e soprattutto ai giovani, sviluppando nelle responsabili a tutti i livelli le doti di ascolto, chiarezza, rispetto dei ruoli e fiducia necessarie a gestire i conflitti cercando soluzioni. Il secondo riguarda il lavorare insieme: un responsabile associativo è capace di rendere tutti nel proprio gruppo persone straordinarie — una straordinarietà che è caratteristica della salesianità mornesina. Sull’esempio di Don Bosco e Madre Mazzarello, l’impegno è costruire una visione alta della vita, parlare ai giovani del territorio, fare dei gruppi associativi luoghi di fiducia che testimoniano con accoglienza lo stile mornesino. Il terzo riguarda l’impegno nel territorio: ogni Federazione e Unione può operare nella propria realtà guardando i bisogni reali, leggendoli alla luce del Vangelo, per attuare la missione nel rispetto del carisma che distingue l’Associazione.

Il documento si è chiuso con il titolo «Ed ora eccomi!» — e ciascun partecipante ha incollato il proprio post-it con la frase di impegno personale. Una parola in prima persona, assunta davanti a tutti, da portare a casa.


Una parola per ripartire

Trent’anni fa il Signore ci chiedeva di custodire. Oggi ci chiede di costruire, con le stesse radici e con strumenti nuovi. Matera lo ha detto con i suoi Sassi: nulla di ciò che ha vita dentro di sé rimane davvero sepolto.

Portate con voi una sola domanda, quella con cui si è chiuso l’incontro: qual è la prima cosa nuova che mi impegno a far partire, tornando nella mia Unione o Federazione?

Si può fare.
Lo stiamo già facendo.
E se lo facciamo insieme,

lo faremo bene.

Da Mornese, un soffio di… luce

Alla scoperta della spiritualità di Santa Maria Domenica Mazzarello attraverso il testo di Carolina Fiorica

«Da Mornese, un soffio di… luce» è un prezioso itinerario spirituale che conduce alla scoperta della figura e dell’eredità educativa di Santa Maria Domenica Mazzarello, Confondatrice dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

«A te le affido»

Una donna che continua a parlare al cuore

Nata a Mornese il 9 maggio 1837, Maria Domenica Mazzarello crebbe in una famiglia contadina profondamente cristiana. La semplicità della vita quotidiana, il lavoro e la preghiera plasmarono il suo carattere forte e generoso, aprendola progressivamente alla missione educativa che avrebbe condiviso con Don Bosco.

Attraverso queste pagine Carolina Fiorica ci aiuta a riscoprire una donna capace di trasformare la vita ordinaria in un autentico cammino di santità, lasciando un’eredità educativa ancora viva e attuale.


I sentieri della spiritualità mornesina

Relazione. Accogliere ogni persona come dono di Dio.
Cura. Accompagnare con amorevolezza e responsabilità.
Gioia. La serenità che nasce dalla fiducia in Dio.
Lavoro. Crescita personale, servizio e santificazione.
Sobrietà. Uso consapevole delle risorse nel rispetto del Creato.
Santità. Trasformare la quotidianità in cammino verso Dio.


Perché leggere oggi Madre Mazzarello?

Le intuizioni educative di Madre Mazzarello conservano una sorprendente attualità. Relazione, ascolto, lavoro, gioia, sobrietà e santità quotidiana continuano a offrire orientamenti concreti per famiglie, educatori, giovani e comunità cristiane.

Questo testo di Carolina Fiorica non è soltanto una memoria del passato, ma un invito a riscoprire uno stile educativo e spirituale capace di parlare ancora al nostro tempo.

Siete la nostra buona novella

La Promessa degli Exallievi Junior – 22 maggio 2026

All’Istituto Maria Ausiliatrice di Palermo-Arenella delle FMA, venti ragazzi hanno finalmente avuto risposta a una richiesta che portavano nel cuore da tempo: essere riconosciuti exallievi. Usciti o in procinto di uscire dalla scuola salesiana, si sentivano già parte di quella famiglia. Mancava solo un gesto, una parola, un “sì” pronunciato davanti a qualcuno che lo accogliesse.

Il 22 maggio 2026, quel gesto c’è stato.

Un’idea che viene dal basso

La richiesta era partita dai ragazzi stessi, con quella semplicità disarmante di chi non ha ancora imparato a trattenersi. La direttrice l’aveva raccolta e portata al Consiglio Federale, che si era attivato con entusiasmo per trovare la formula giusta: l’età non consente ancora la tessera ufficiale, ma non può impedire di cominciare il cammino.

Sr. Lucia Siragusa ha pensato a tutto: una promessa adattata all’età e alle esigenze dei ragazzi, una tessera creata appositamente per loro, una medaglietta di Maria Ausiliatrice, il Vangelo – perché fosse la stella che orienta ogni passo – e una maglietta con il logo della FSP “Madre Morano” e la scritta “Junior Exallievi FMA”. La Federazione aggiungerà anche una spilletta con il logo federale.

A rappresentare la Federazione era presente Carolina Fiorica, Presidente Confederale Emerita, inviata con il mandato preciso di presenziare alla Promessa e di accogliere uno per uno i nuovi exallievi junior. Con lei, ogni exallieva adulta dell’Unione Arenella ha ricevuto il nome di un figlioccio: una madrina che non si limita a testimoniare un momento, ma si impegna ad accompagnare il proprio piccolo nel cammino salesiano e nelle attività formative dell’Istituto e della Federazione. Un segnale che questa cosa contava davvero.

Una buona novella

Quando la direttrice ha invitato Carolina a prendere la parola, lei ha condiviso un pensiero nato meditando proprio sul dono che stava per essere consegnato. Il dono era il Vangelo, e pensandoci le era venuta una cosa da dire:

“Pensavo a questo dono e mi veniva da dirvi che siete voi la nostra buona novella. Si sente sempre ripetere che i giovani sono il nostro futuro. Per noi, invece, è la sacrosanta verità: per la nostra associazione, in questo momento, siete ossigeno.”

La Promessa, dentro la celebrazione

La Promessa si è inserita nel cuore della celebrazione eucaristica, alla presenza del sacerdote e dei diaconi. Intorno, tantissima gente: famiglie, educatori, exallieve adulte, la comunità salesiana. Un contesto che ha dato peso e respiro al momento.

Promessa dei/delle “Giovani Exallievi/e”

Atto di Consacrazione a Maria Ausiliatrice

I venti ragazzi si sono fatti avanti e hanno letto la Promessa con un’intensità che non era scontata. Data la ricchezza degli impegni, Carolina ha proposto di fissarne il cuore in una formula da memorizzare e custodire: buoni cristiani e onesti cittadini. Le parole di Don Bosco, sempre le stesse, sempre nuove.

Le madrine e i doni

L’abbinamento madrina–figlioccio è stato stabilito a sorte, e questo ha avuto il suo fascino. Qualche exallieva si è ritrovata con due piccoli, perché i venti ragazzi superavano il numero delle associate presenti: non un problema, ma una buona notizia. I giovani, stavolta, erano più numerosi degli adulti.

Ciascuna madrina ha poi consegnato al proprio figlioccio i doni pensati per l’occasione: il Vangelo – “perché prima di tutto dobbiamo metterlo in pratica” –, la medaglietta di Maria Ausiliatrice, la tessera creata ad hoc e la maglietta. Doni semplici e carichi di significato, per ragazzi che hanno già capito molto.

Serietà, gioia e – giustamente – confusione

Carolina sottolinea un dettaglio che vale più di ogni commento: tutti hanno voluto essere fotografati, con una gioia e un’intensità davvero particolari. Alcuni non escono nemmeno quest’anno dalla quinta elementare, sono già usciti l’anno scorso, eppure hanno chiesto di fare questo cammino. Exallievi per scelta, prima ancora che per uscita.

La celebrazione si è chiusa con la benedizione finale del sacerdote, con molta serenità, molta gioia e – giustamente – molta confusione. Quella buona, calda, che c’è quando in un posto ci sono tanti ragazzi felici e qualcosa di bello è appena iniziato.

Una partenza promettente

Sr. Lucia Siragusa è raggiante: i ragazzi avevano spontaneamente presentato la domanda di adesione, e altri stavano ancora arrivando. “La partenza sembra molto buona”, dice. “Speriamo di riuscire a farla continuare.” Ci uniamo a questa speranza. Quello del 22 maggio è un seme piantato con cura, annaffiato dall’entusiasmo dei ragazzi, dalla dedizione della direttrice, dalla disponibilità delle madrine e dall’attenzione della Federazione.

Adesso tocca a tutti noi fare in modo che cresca. Perché quei venti ragazzi non erano solo il futuro dell’associazione: erano già, in quel momento, la sua più bella notizia.

Discernere insieme

Una mattina di riflessione, memoria e spiritualità

Assemblea Federazione Sicula Palermo “Madre Morano”
Palermo – Arenella, 19 aprile 2026

Una sola parola, scritta sulla lavagna con gesto deciso, ha fatto da filo conduttore all’Assemblea della Federazione Sicula Palermo “Madre Morano”, riunita il 19 aprile 2026 con le Exallieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice, le Delegate FMA e i rappresentanti dei Consigli d’Unione. A tracciarla è stata la Presidente Confederale Mondiale Emerita, Carolina Fiorica, quasi a voler fissare nell’aria e negli occhi di tutte il tema della giornata: discernimento.

Ma prima che quella parola prendesse forma sulla lavagna, l’assemblea si era raccolta in due saluti di apertura che ne hanno preparato il terreno spirituale.

Il saluto della Delegata federale

Ad aprire i lavori è stata Suor Giacomina Barresi FMA, Delegata federale, che ha articolato il suo intervento in tre momenti: il saluto, la riflessione, l’augurio.

Ha ringraziato anzitutto la Direttrice Suor Maria Lucia Siragusa e le consorelle della comunità ospitante, con particolare riconoscenza alla Delegata Sr. Rosaria Savarino e all’Unione “Arenella” di Palermo per l’accoglienza e l’organizzazione della giornata. Ha rivolto il saluto alla Presidente Dalila Maria Virzì e ai membri del Consiglio Federale, e un riconoscimento speciale a Carolina Fiorica, per aver accettato di guidare la riflessione «regalandoci la ricchezza del suo entusiasmo e della sua esperienza». Ha esteso il saluto ai rappresentanti delle Unioni presenti — delegate, presidenti, consiglieri, associati, amici e simpatizzanti — che, come ha detto, «spinti dal desiderio di ritrovarci, con fatica siete riusciti ad organizzare il viaggio». Ha infine portato i saluti dell’Ispettrice Suor Angela Maria Maccioni, impossibilitata a essere presente, e delle sorelle della sua comunità San Giuseppe che, pur attraversando momenti difficili per la salute, si sono unite spiritualmente all’assemblea con la preghiera.

La riflessione di Suor Giacomina si è sviluppata attorno a tre fatti ecclesiali di grande rilievo. Il primo è la figura di Papa Leone XIV, messaggero di pace e di comunione nel mondo, attualmente impegnato in un viaggio in Africa. Tre parole sintetizzano il suo stile di pontificato: «Non ho paura». Suor Giacomina ha ricordato come le Exallieve FMA abbiano già espresso al Santo Padre «affetto profondo, filiale, preghiera, vicinanza e sostegno con sincera e fiduciosa comunione spirituale».

Il secondo momento ha riguardato la Festa del Grazie Mondiale 2026 del 26 aprile, dal tema «Essere missionari ovunque», che si celebrerà in Ecuador, nei luoghi in cui Sr. Maria Troncatti — canonizzata a Roma il 19 ottobre 2025 — visse come missionaria intrepida e coraggiosa. La Madre Generale, dall’11 aprile, sta effettuando la visita all’Ispettoria “Sacro Cuore” in Ecuador e la concluderà il 26 aprile proprio con la Festa del Grazie. Un legame, quello con Sr Maria Troncatti, che sarebbe tornato a farsi sentire anche nelle parole di Carolina Fiorica: un filo provvidenziale che ha attraversato l’intera giornata.

Il terzo riferimento è stato il Capitolo Generale XXV (2027), indetto con la Circolare n. 1056, dal tema «Beati voi… con la forza profetica del carisma, missionarie di comunione insieme ai giovani». L’obiettivo è chiaro, ha sottolineato Suor Giacomina: ravvivare la passione missionaria. Un invito che si intreccia naturalmente con il discernimento vissuto nell’assemblea: riconoscere la propria missione non come compito del passato, ma come vocazione viva nel presente.

L’augurio conclusivo ha raccolto in poche righe il senso dell’intera giornata: «Possiamo riscoprire tutti il senso della nostra missione nella Chiesa e, in risposta agli appelli accorati del Santo Padre, pregare e dare il nostro contributo perché cessino le guerre, si trovino vie adeguate a un dialogo rispettoso, costruttivo, per una pace vera e duratura per l’intera umanità.» Suor Giacomina ha concluso affidando a Maria, Madre del Risorto, il desiderio di giustizia, di amore e di pace da tutti invocato.

Il saluto della Presidente federale

A seguire ha preso la parola la Presidente della Federazione Sicula Palermo, Dalila Maria Virzì, che ha offerto alle presenti — e, attraverso la lettera inviata ai Consigli d’Unione, anche a chi non aveva potuto essere fisicamente presente — una meditazione articolata attorno alle tre parole del manifesto dell’incontro: riflessione, memoria, spiritualità.

La riflessione si è aperta con uno sguardo onesto sul tempo che la Federazione sta attraversando: le Case che chiudono, le distanze che si fanno più difficili da percorrere, il cammino che in certi tratti si fa più impegnativo. «Ma non è una colpa, non è un fallimento», ha affermato la Presidente: «è un segno dei tempi che condividiamo con tanta parte della Chiesa e della nostra società». La vera domanda, allora, non è «perché proprio a noi?», ma «che cosa il Signore ci chiede oggi, attraverso questa condizione?». Forse — ha suggerito Dalila — una Federazione più essenziale, più leggera, più capillare: meno grandi raduni e più piccoli incontri di zona, più telefonate, più attenzioni reciproche alle exallieve che non possono muoversi, più uso sapiente degli strumenti semplici che abbiamo a disposizione. Come Don Bosco, che «ha sempre riadattato i suoi metodi senza smarrire il da mihi animas», anche oggi è tempo di avere il suo «coraggio pratico».

La memoria è stata evocata come memoria grata. Ciascuna Exallieva porta dentro di sé un cortile, il volto di una Suora, una parola detta al momento giusto, una Casa che l’ha accolta da ragazza. Molte di quelle Case oggi non ci sono più, e questo addolora. «Ma le pietre si chiudono», ha affermato la Presidente con chiarezza, «la grazia che abbiamo ricevuto resta in noi come mandato. Noi siamo l’archivio vivente di Mornese in Sicilia. Finché una Exallieva prega, educa, tende la mano a qualcuno, il carisma è vivo.» E ha richiamato le origini stesse della Congregazione: anche Madre Mazzarello, alle origini, partì da una Casa piccola, povera, dentro un paese che non capiva. «Le origini ci legittimano — ha concluso Dalila — non siamo un resto sconfitto, siamo un seme fedele.»

La spiritualità, infine, è stata presentata come il luogo dove ogni limite si trasfigura. Lo spirito salesiano-mornesino non ha bisogno di mura per esistere: può abitare una casa, una stanza, una telefonata a un’exallieva sola, un rosario recitato insieme anche a distanza. «Il cortile di Mornese — ha detto Dalila con un’immagine felice — può diventare oggi il pianerottolo del nostro condominio, la panchina della parrocchia, il gruppo di preghiera della famiglia.» E la creatività che anima tante iniziative delle Unioni non è attivismo: è «frutto dello Spirito Santo che, quando le strade si restringono, sempre ne apre di nuove». Anche le fatiche silenziose che ciascuna porta con sé possono diventare preghiera offerta per le FMA di oggi, per le novizie, per le missioni, per i giovani che non conoscono Gesù. Perché — ha concluso la Presidente — la passione apostolica non diminuisce con il passare degli anni: semplicemente, cambia forma.

Il paradigma del discernimento: cerno, cernis, crevi…

Dopo i saluti di apertura è stata la volta di Carolina Fiorica. Il primo gesto è stato immediato, essenziale: ha scritto sulla lavagna la parola DISCERNIMENTO, e l’ha lasciata lì, visibile a tutte, come bussola dell’intera riflessione.

Ha percorso quindi la radice latina del termine, declinando il paradigma verbale: cerno, cernis, crevi, cretum, cernĕre. Un verbo antico che significa separare, distinguere, setacciare: vedere con precisione ciò che è davanti a noi, senza confondere, senza sovrapporre.

E qui è arrivato il gesto che nessuna delle presenti dimenticherà facilmente. Carolina ha mostrato all’assemblea u crivo — il setaccio — uno di quegli strumenti semplici e domestici che molte di noi hanno visto nelle mani delle nostre nonne, e ne ha indicato l’azione con il termine «cernere»: passare al setaccio. Separare la farina dalla crusca, il grano dal loglio, ciò che nutre da ciò che appesantisce. In quell’istante il discernimento smetteva di essere un concetto astratto della spiritualità e diventava un’immagine concreta, radicata nella cultura e nella lingua: un atto che le nostre madri e le nostre nonne compivano ogni giorno, senza saperlo, come gesto di sapienza.

A questa immagine Carolina ne ha collegata un’altra, altrettanto evocativa: quella della pietra arrotondata dal mare. Il mare non è sempre calmo, né sempre tempestoso; fa il suo effetto in entrambi i casi, e le pietre che ne emergono sono levigate, lisce. «Io mi sento come una pietra arrotondata», ha detto. «Quanto ha fatto il mare sulla mia persona? E non lo vedo come una cosa brutta, anche se di sofferenza. Anzi, ora mi sento più arrotondata.» Il discernimento, come il mare, lavora su di noi nel tempo, spesso a nostra insaputa, e il frutto non è la durezza ma la levigatura.

La vita come arte del discernimento

Da queste immagini fondative, l’intervento di Carolina si è sviluppato come un mosaico di riflessioni legate alla vita concreta delle Exallieve, sempre ricondotte al filo del discernimento come capacità di abitare l’ambiguità che attraversa l’esistenza.

Ha elencato alcune delle grandi polarità che ciascuna si trova a gestire: presenza o assenza, giustizia o misericordia, parola o silenzio, calma o impeto. «C’è il tempo per ogni cosa», ha ricordato evocando il Qoelet. E ha portato l’esempio di Gesù stesso: nel Tempio ha agito con impeto cacciando i mercanti; in altri momenti ha scelto la mitezza della Domenica delle Palme. «Fa parte dell’arte di vivere», ha concluso.

Il paragone con l’arte è tornato anche in chiave pittorica, attraverso una frase di Picasso: «Impara le regole come un professionista, poi cancellale come un artista.» Così nella vita — ha osservato Carolina — si comincia da dilettanti, si diventa professionisti, ma il traguardo più alto è farsi artisti della vita: coloro che sanno scegliere non per abitudine, ma per discernimento.

Centrale è stato il riferimento alla Strenna 2026 del Rettor Maggiore — «Fate quello che vi dirà». Credenti, liberi per servire — con i suoi quattro verbi che Carolina ha presentato come un metodo concreto di discernimento, applicabile a ogni scelta, grande o piccola: ascoltare, guardare, decidere, scegliere. Un percorso che illumina dall’interno la parola di Maria a Cana: non un’obbedienza cieca, ma la risposta libera e consapevole di chi ha imparato a riconoscere la voce dello Spirito. Un percorso che non è riservato alle grandi svolte della vita, ma può — e deve — abitare le giornate ordinarie.

Carolina ha poi condiviso, con spontanea semplicità, il racconto della propria motivazione a essere presente. Aveva telefonato a Dalila per dire il proprio sì il 16 febbraio, data della nascita di Sr Maria Troncatti, scoperta quasi per caso leggendo la vita della santa mentre si preparava interiormente all’incontro. Una coincidenza, o uno di quei segni che il discernimento insegna a riconoscere: «Se un pensiero è suggerito dallo Spirito e deve andare avanti, torna. E lì bisogna essere attenti.» Il nome di Sr Maria Troncatti, già evocato da Suor Giacomina poco prima, ritornava così come filo provvidenziale a cucire insieme i due interventi.

Ha evocato anche la Divina Commedia nel senso di Chiara Lubich: non quella di Dante, ma quella per cui ci si sente fragili, pieni di fallimenti, eppure si parla agli altri di Dio. «È come una commedia», ha detto, «ma è divina: dunque non si prende in giro nessuno.» Il fallimento non è la fine. «Papa Francesco diceva el fracaso de Dios — il fallimento di Dio. Il crocifisso è il fallimento di Dio. Poi c’è la Resurrezione. Magari i nostri fallimenti non sembreranno Resurrezioni, ma la vita non è statica: è dinamica.»

A coronamento dell’intervento, Carolina ha distribuito alle presenti le Beatitudini, invitando ciascuna a proclamare la propria, e ha concluso con il Vangelo del giorno — i discepoli di Emmaus — fermandosi sulla domanda: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore, mentre ci parlava lungo la via?» E rivolgendosi all’assemblea: «Non arde forse anche in voi il cuore? Per aver incontrato Don Bosco, per aver incontrato Madre Mazzarello, per essere nella Famiglia Salesiana?»

La voce delle Exallieve: risonanze e testimonianze

L’intervento di Carolina ha aperto uno spazio di dialogo vivo. Prima di passare la parola alle Exallieve, la relatrice aveva posto tre domande, chiedendo a ciascuna di sostare in silenzio almeno quaranta secondi prima di rispondere: Perché sono venuta qui oggi? Cosa mi aspettavo da questo incontro? Abbiamo rispettato la consegna della Presidente — riflessione, memoria, spiritualità?

Le risposte hanno rivelato un’assemblea che non era fatta di semplici spettatrici, ma di donne che portano dentro di sé storie lunghe e radici profonde.

Una Exallieva ha riconosciuto con franchezza la difficoltà di costruire il numero di partecipanti per questi incontri, ma ha subito aggiunto che la prospettiva dell’incontro con Carolina — e l’invito di Dalila e di Suor Rosaria — era stata decisiva: «Non si incontra Don Bosco e poi si può tornare indietro.»

Un’altra voce ha ripercorso la storia dell’Unione di Agrigento, riportata in vita dopo la frana del 1966 che aveva costretto le suore ad allontanarsi. Carolina era presente quella sera in cui il parroco annunciò il loro ritorno: aveva una bambina di due mesi, viveva ad Agrigento, e contribuì a costruire il gruppo delle Exallieve in un momento di vero e proprio ricominciare. Nel rievocare quella stagione, l’exallieva ha voluto ricordare con affetto la figura di Sr. Anna D’Antona, delegata FMA amata e stimata da tutta la comunità, che non è più tra noi. Un ricordo accolto dall’assemblea con raccoglimento e gratitudine.

La testimonianza più commossa è venuta da un’Exallieva che porta con sé quasi settantadue anni di appartenenza: allieva dai sei anni ai diciotto, Exallieva dai diciotto ai settantotto. «Oggi ho capito che ho bisogno io dell’associazione. Prima pensavo di dare; adesso mi accorgo che ho bisogno di ricevere. Il ritrovarmi in mezzo a voi, il sentire il calore di persone che conosco da una vita — questo ricarica il mio spirito.» Mentre Dalila parlava, ha detto, le era scappata qualche lacrimuccia. E ha concluso, con un sorriso pieno: «Siamo cresciute tutte, siamo invecchiate, ma siamo ancora qui.»

Il mandato è stato rispettato?

Alla terza domanda di Carolina — abbiamo rispettato il mandato della Presidente? — è stata la stessa Dalila Virzì, interpellata, a rispondere per l’assemblea, con parole misurate e sincere.

«Sì, è stato rispettato. Abbiamo fatto memoria, perché abbiamo ricordato — anche rievocandoli nella nostra mente — i nostri momenti più belli e più significativi. Abbiamo riflettuto, perché il mio saluto e l’intervento di Carolina hanno instillato nell’animo di ciascuna una traccia profonda che ha permesso di capire come vivere il presente e costruire il nostro futuro. E la spiritualità, che ancora non si è completata, si arricchirà con la partecipazione alla Santa Messa e con la Preghiera di Papa Leone XIV per la pace — perché siamo in un momento politico che richiede preghiera.»

Una consegna per il cammino

L’assemblea si è conclusa con una consegna condivisa: portare nelle proprie Unioni lo stile del discernimento come metodo ordinario di vita associativa. Non la grande decisione epocale, ma la piccola scelta quotidiana fatta con occhi puliti — cernendo, appunto — tra ciò che costruisce comunione e ciò che la indebolisce, tra ciò che serve la missione e ciò che distrae da essa.

Carolina Fiorica ha ricordato che le Exallieve delle FMA hanno attraversato stagioni difficili prima d’ora, e ne sono uscite non perché avessero più forze, ma perché sapevano cosa tenere e cosa lasciare andare. E ha affidato all’assemblea una frase che una Presidente aveva pronunciato una volta e che vale come consegna: «Finché c’è una Exallieva delle Figlie di Maria Ausiliatrice al mondo, lo spirito mornesino non muore.»

U crivo era lì, sul tavolo, a testimoniarlo. Un oggetto semplice, di casa. Come il carisma che ci è stato consegnato, e che continua a lavorare in noi come il mare sulla pietra.

Redazione a cura della Presidente federale Dalila Maria Virzì
Federazione Sicula Palermo “Madre Morano” · Exallieve/i FMA

STRENNA 2026

INCONTRO DI SPIRITUALITÀ AD ALÌ TERME di Nuccia Lipari

Domenica 1° Marzo 2026 l’Unione di Alì Terme, in collaborazione con le Figlie di Maria Ausiliatrice dell’Istituto di Alì Terme, così come programmato fin dall’insediamento del nuovo Direttivo, ha vissuto un pomeriggio di spiritualità nel cammino verso la Santa Pasqua.
La scelta della II Domenica di Quaresima, quella della Trasfigurazione, quando Gesù conduce su un alto monte Pietro, Giacomo e Giovanni e davanti a loro le sue vesti diventano candide come la luce, ha voluto porre un’immagine teologica di tensione verso l’alto per godere della Luce di Dio.
Dopo il piacevole e partecipato momento dell’accoglienza arricchito dai vari dolci preparati in casa dalle ex allieve, ha avuto inizio l’intervento di riflessione sulla Strenna del Rettor Maggiore 2026. Ai saluti della Delegata Suor Maria Pisciotta, sono seguiti i saluti della Presidente dell’Unione Nuccia Lipari che ha introdotto l’argomento sulla Strenna per il 2026 che si incarna sul tema della fede, sulla quale si fonda la speranza che ha caratterizzato l’anno giubilare 2025.
L’argomento è stato trattato e illustrato dal Salesiano don Gianni Russo, Direttore dell’Istituto Teologico San Tommaso di Messina e Rettore della Chiesa di Gesù e Maria delle Trombe, dove le ex allieve erano state con i mariti il 23 novembre 2025, a visitare il Bambinello miracoloso custodito in quella piccola ma splendida chiesa. Don Gianni Russo si è soffermato sui quattro passaggi con i quali si può mettere in atto la Strenna: guardare, ascoltare, scegliere, agire.
Il Rettor Maggiore quest’anno ci consegna una Strenna che ci invita e sollecita ad accrescere la nostra fede e ci indica la strada per rafforzarla, perché solo con la fede siamo liberi e con la libertà possiamo aprirci al servizio e all’aiuto agli altri.
Il pomeriggio si è concluso con la Santa Messa, partecipata e animata dalle ex allieve.

“Natale 2025: il cuore salesiano delle Unioni FSP si fa dono”

Unione di Alì Terme, Una Mattinata speciale di Nuccia Lipari

Una mattinata speciale, di quelle che non si possono dimenticare perché ti toccano il cuore e ti lasciano il segno. Giorno 9 dicembre scorso una delegazione dell’Unione delle Exallieve di Alì terme, con la Presidente Nuccia Lipari e la Delegata Suor Maria Pisciotta, si sono recate in visita ai piccoli ricoverati del Reparto di Cardiochirurgia Pediatrica dell’Ospedale San Vincenzo di Taormina e hanno fatto loro dono di giocattoli. La visita era stata programmata dal nuovo Direttivo appena insediatosi ai primi del mese di settembre 2025, come uno dei momenti fulcro dell’anno sociale e si è potuto realizzare grazie alla grande disponibilità del Primario del Reparto Dott. Sasha Agati, eccellenza sanitaria pediatrica e Uomo dalla nobile e generosa dedizione. Si è potuto girare tutto il reparto, entrare in tutte le stanze, donare i giocattoli ai piccoli ricoverati e intrattenersi con le mamme al capezzale dei propri figli. Mamme dignitose, composte nella loro sofferenza e sorridenti per la gioia dei loro piccoli nel ricevere il dono. Il Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo (CCPM) di Taormina è un polo di eccellenza della sanità, unico in Italia per alcuni particolari trattamenti per bambini con patologie cardiache complesse, tuttavia già da tempo è in pericolo chiusura per problemi di riorganizzazione sanitaria. Noi ci auguriamo vivamente, pensando ai piccoli ricoverati, a tutti quei bambini che hanno bisogno di cure e interventi specialistici del nostro territorio e non solo, alle loro mamme, alle loro famiglie, che il Governo Siciliano e il Ministero della Salute possano trovare una soluzione definitiva per assicurare la continuità delle cure e dell’assistenza ai piccoli pazienti cardiopatici siciliani.

Unione Messina Valle

Unione di Pietraperzia

Auguri natalizi 2025

Intervento Vicaria Ispettoriale Sr Antonella Allegra, FMA

Buona festa dell’Immacolata, una festa importante perché oltre a contemplare il grade dono di Maria Immacolata la Tutta Bella, ricordiamo l’inizio dell’opera salesiana: l’incontro tra Don Bosco e Bartolomeo Garelli. Ricordare gli inizi della nostra Famiglia Salesiana ci ricorda il nostro inizio: la nostra personale avventura dentro il Carisma salesiano. Da quel primo momento in cui siamo entrati in una casa salesiana Maria ci ha messo sotto il suo manto e per noi è stata ed continua ad esserlo Maestra e guida sicura, Colei che ci prende per mano e ci guida nel cammino della vita così come ha fatto con Don Bosco e con Madre Mazzarello.

Auguri di un Santo Natale

BEATI I MITI, PERCHÉ EREDITERANNO LA TERRA”                         Accogliendo il Dio che nasce, impariamo la forza mite, di una Pace disarmata e disarmante, deponiamo le armi della parola e dello sguardo, per scegliere il linguaggio della misericordia e della giustizia che riconcilia. Buon Natale e felice anno nuovo!                                                                                                                            Sr Angela Maria Maccioni Ispettrice

Per prepararci a vivere il Mistero del Natale riprendiamo dalla lettera ai Filippesi di San Paolo l’inno: “Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.” (Fil 2, 6-8)

Tre idee luce ci accompagnino e ci invitano ad essere riconoscenti al Signore

  1. Un amore è grande ed autentico quando sa rinunciare a se stesso per il bene dell’altro. Dio ha fatto questo per noi ha svuotato se stesso per assumere la condizione di servo
  2. Dio diventato simile agli uomini sceglie di farsi vicino a noi e la sua vicinanza è totale. Più intimo a noi di noi stessi direbbe sant’Agostino.
  3. Dio  facendosi obbediente fino alla morte ci ricorda il suo amore infinito per noi un amore grande fino alla morte in Croce. La notte di Natale ascolteremo l’annuncio dell’angelo che ci dice “Gloria a Dio nell’Alto dei cieli e Pace in terra agli uomini che egli ama”

Il dono della Pace è per tutti gli uomini proprio perché lui ci ama infinitamente, a noi il compito di pregare e vivere la Pace vera. Auguri di un natale ricco di Pace e che ci ricorda

  • Un amore che rinuncia
  • Un amore che si fa vicinanza totale
  • Un amore che ci ama infinitamente e ci dona la Pace

Intervento Delegata Federale Sr Giacomina Barresi, FMA

Carissima Suor Antonella Allegra, delegata dalla nostra Madre Ispettrice, Sr. Angela Maria, a rappresentarla in questo momento familiare; carissime Delegate ed Exallieve: Presidenti, membri del Consiglio e delle varie Unioni, anzitutto “Benvenute” a questo incontro. Sento di esprimere un vivo ringraziamento per aver accolto l’invito della Presidente, Dalia Maria Virzì, ad esserci e regalarci un breve tempo per il consueto e fraterno scambio degli auguri natalizi.

In questo particolare periodo liturgico, l’Avvento, la Chiesa ci incoraggia e ci offre un cammino di speranza, un cammino di incontro con Dio, con i fratelli e le Sorelle. A Gesù, Luce del mondo, chiediamo di accendere la nostra speranza, di essere ancorati a questa speranza per continuare ad essere pellegrini di speranza e di pace in questo tempo storico in cui, nel mondo intero, le incertezze, la violenza, l’ingiustizia, la persecuzione, il dolore e la morte fanno sperimentare la fragilità umana.

Con il Canto/Preghiera “Ave Maria! Ave!”, vogliamo affidare a Maria, la Madre dell’Attesa e della Speranza per eccellenza, i nostri sentimenti di gratitudine e gli auguri per tutte noi, per le Comunità educanti delle FMA della Sicilia e per i vari membri della Famiglia Salesiana.

Con affetto vi auguro un luminoso Natale e un anno 2026 ricco della benedizione del Signore. Ci auguriamo copiose grazie e benedizioni, tanta gioia e fecondità di bene per la nostra vita personale, familiare, sociale.

Intervento Presidente FSP Dalila Maria Virzì

In questo Natale desideriamo augurarci la pace. Eppure, lo sappiamo: parlare di pace oggi è difficile. Mentre celebriamo la nascita di Gesù, il mondo è ferito da guerre, violenze, divisioni. Il pianto del Bambino nel presepe sembra unirsi al pianto di tanti bambini innocenti che soffrono in Ucraina, a Gaza, in Africa e in tanti angoli dimenticati del mondo. E tuttavia, proprio Gesù Bambino è la nostra speranza. Dio non viene come un potente, ma come un neonato indifeso. È così che ci mostra una pace “disarmata e disarmante”: una pace che non si impone con la forza, ma che trasforma lentamente i cuori.

I nostri vescovi ci ricordano che oggi non è più possibile parlare di “guerra giusta”. Le armi moderne non permettono distinzioni, distruggono vite innocenti, divorano risorse immense che potrebbero alleviare povertà, malattie e ingiustizie. È una follia che interpella anche noi. Che cosa possiamo fare allora? Non salvare il mondo da soli, ma diventare operatori di pace nella vita quotidiana. La pace comincia dalle nostre case: nei conflitti famigliari, nelle parole che scegliamo, nei gesti che costruiscono o feriscono. Continua nelle nostre comunità: nei rapporti fraterni, nella capacità di ascoltare, dialogare, perdonare. Passa persino dalle nostre scelte economiche e dal modo in cui usiamo i social, dove troppe volte dominano aggressività e giudizi affrettati.

Il Natale ci chiede tre “no”:
No alla violenza, in tutte le sue forme.
No all’inimicizia, ricordando che il Vangelo ci invita a vedere un fratello anche in chi ci è ostile.
No alla guerra, scegliendo la strada del dialogo, del disarmo, della riconciliazione.

Non è un’utopia: è una via quotidiana, concreta, fatta di gesti piccoli ma decisivi. Tutti i santi che ricordiamo – da San Francesco a Don Bosco, da Giorgio La Pira a Santa Maria Troncatti – ci mostrano che la pace non è debolezza, ma coraggio. È prendere posizione contro la logica della violenza. È credere che la bontà può cambiare la storia. Ognuno di noi può fare la sua parte: un perdono dato, una parola buona, un conflitto ricucito, un aiuto offerto a chi soffre. Piccoli gesti, sì. Ma anche il Bambino di Betlemme era piccolo, e da Lui è iniziata una nuova storia. Che questo Natale ci renda strumenti di pace. Che il Bambino che nasce disarmi i nostri cuori e ci insegni la forza della mitezza e della fraternità. Il Signore vi doni la sua pace e la riversi sul mondo intero.

“Guardiamo alla tenerezza di Dio che si manifesta nel volto del Bambino Gesù, e lasciamo che la Sua luce rinnovi la nostra attesa e la nostra speranza. Che la gioia e la pace del Natale illuminino il nostro cammino ogni giorno dell’anno nuovo”.

Incontro Federale a San Cataldo

San Cataldo, 12 ottobre 2025 – Una giornata intensa di formazione, preghiera e condivisione fraterna ha caratterizzato l’Incontro Federale della FSP “Madre Morano” che si è svolto domenica 12 ottobre presso l’Istituto Salesiano San Luigi Gonzaga di San Cataldo.

Un’accoglienza nel segno della salesianità

Fin dalle prime ore del mattino, le Exallieve provenienti dalle diverse Unioni della Sicilia centrale si sono ritrovate nella calorosa accoglienza preparata dalle Exallieve di San Cataldo, in collaborazione con le Unioni territorialmente vicine. L’atmosfera di famiglia salesiana ha subito pervaso l’ambiente, creando quel clima di gioia e fraternità che contraddistingue ogni incontro della nostra Federazione.

Il tema dell’incontro: generare speranza oggi

“Comunità educante e missionarietà: generare speranza oggi nello Spirito di Mornese” – questo il tema che ha guidato la riflessione della giornata, quanto mai attuale in un tempo segnato da incertezze e rapidi cambiamenti sociali.

Le parole della Delegata Federale

Sr. Giacomina Barresi, Delegata Federale, ha aperto i lavori con un caloroso saluto, sottolineando l’importanza del momento: “Ci troviamo in un tempo favorevole per crescere nella consapevolezza di essere Missionari di speranza”. La Delegata ha ricordato i recenti eventi significativi per la Famiglia Salesiana in Sicilia, in particolare la presenza del Rettor Maggiore e della Madre Generale a fine settembre, e l’imminente canonizzazione di Sr. Maria Troncatti, prevista per il 19 ottobre, Giornata Missionaria Mondiale.

“La Missione nasce dall’incontro con il Signore”, ha affermato Sr. Giacomina, invitando tutte le presenti a riscoprire la bellezza e la ricchezza dell’essere missionarie, proprio come la prima comunità di Mornese che fin dall’inizio sperimentava la gioia missionaria.

L’intervento della Presidente Federale

Dalila Maria Virzì, Presidente della Federazione, ha toccato il cuore delle presenti con parole dense di significato: “In un tempo segnato da incertezze, solitudine digitale e rapidi cambiamenti, noi possiamo e dobbiamo fare la differenza. Non siamo semplicemente ex alunne che custodiscono con nostalgia i ricordi di un tempo passato, ma siamo donne portatrici di un carisma vivo e attuale”.

Un momento particolarmente toccante è stato quando la Presidente ha parlato di Sr. Maria Troncatti, la missionaria FMA che sarà canonizzata proprio una settimana dopo l’incontro. “Per 47 anni visse nella selva amazzonica, tra gli indigeni Shuar, in condizioni umanamente impossibili – ha raccontato – divenne medico, infermiera, ostetrica, dentista, ma soprattutto madre”. La figura di questa santa donna di frontiera è stata proposta come modello di come la santità non sia fatta di gesti straordinari, ma di tanto amore vissuto nella quotidianità.

La relazione di Don Edoardo Cutuli

Il cuore della giornata è stato l’intervento di Don Edoardo Cutuli, SdB, Direttore della comunità salesiana di San Cataldo, che ha guidato le presenti in una profonda riflessione sul tema dell’incontro.

Chi siamo come Exallieve

Don Edoardo ha iniziato ricordando l’identità dell’Associazione: “Essere parte dell’Associazione Exallieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice non è solo un titolo”. Ha sottolineato come le Exallieve siano nate dall’amore di carità sperimentato nelle comunità FMA e come oggi esprimano nelle loro scelte “una grande forza viva di donazione” e “una grande sensibilità missionaria”.

La comunità educante: educare insieme

Un passaggio fondamentale della riflessione ha riguardato il concetto di comunità educante, definita come “un insieme di apostole consacrate, di laici e di laiche che scelgono di vivere in comunione fra di loro per collaborare apostolicamente e in modo responsabile alla formazione integrale soprattutto delle giovani generazioni”.

Don Edoardo ha spiegato come le Exallieve possano contribuire alla comunità educante attraverso:

  • Il supporto educativo nelle opere salesiane
  • La testimonianza viva nella società
  • La trasmissione del carisma nel mondo laico
  • La collaborazione progettuale con le FMA

Si crea così una “relazione circolare e arricchente” tra comunità educante e Associazione, dove entrambe si nutrono reciprocamente.

Lo Spirito di Mornese: una sorgente sempre viva

Il relatore ha poi condotto le presenti a riscoprire lo Spirito di Mornese, non solo come luogo geografico ma come “stile di vita, una scuola di santità quotidiana, una sorgente da cui attingere ancora oggi”.

“A Mornese tutto cominciava da una cucitura, da una visita a un’amica malata, da un piccolo gruppo di ragazze – ha ricordato Don Edoardo – Ma quel piccolo fuoco è diventato una famiglia mondiale, perché era acceso dallo Spirito di Dio”.

Lo Spirito di Mornese si caratterizza per:

  • Una profonda vita interiore
  • Una carità operosa fatta di piccoli gesti quotidiani
  • Uno stile educativo materno
  • Un cuore missionario
  • Una spiritualità di famiglia

Generare speranza: la missione di oggi

“Generare speranza oggi significa vivere con cuore missionario, portando il carisma salesiano là dove siamo”, ha affermato il relatore. Non serve partire per terre lontane: ogni casa, ogni scuola, ogni ufficio può essere “terra di missione”.

La riflessione si è conclusa con le parole sempre attuali di Madre Mazzarello: “Fate il bene, e fatelo bene, per amore del Signore” – non parole da incorniciare, ma un programma di vita concreto.

Il momento della preghiera

La giornata è proseguita con la celebrazione eucaristica, momento culminante di comunione e ringraziamento, che ha permesso a tutte le presenti di offrire al Signore i frutti della riflessione e di chiedere la grazia di vivere con fedeltà la propria vocazione di Exallieve.

Il pranzo fraterno

L’incontro si è concluso con un momento conviviale presso la Locanda del Buon Samaritano. Il pranzo, preparato con cura e caratterizzato dai sapori della tradizione siciliana, è stato occasione per continuare il dialogo, rafforzare i legami di amicizia e condividere esperienze delle diverse Unioni presenti.

Riflessioni finali

Questa giornata a San Cataldo ha rappresentato un momento prezioso di formazione e di rilancio per tutte le Exallieve della Federazione. In un tempo in cui sembra mancare una visione di futuro, l’incontro ha riacceso nelle presenti la consapevolezza di essere portatrici di un carisma vivo, capaci di essere “artigiane di speranza” nei propri ambienti di vita.

Come ha ricordato la Presidente Virzì nel suo intervento conclusivo: “Che questo incontro, sotto lo sguardo materno di Maria Ausiliatrice che ci precede e ci accompagna, segni l’inizio di un cammino rinnovato, vissuto con gioia e passione educativa”.

Lo Spirito di Mornese continua a essere una sorgente che non si esaurisce, capace di generare ancora oggi vita, speranza e futuro per le nuove generazioni.


Un ringraziamento speciale va alle Exallieve di San Cataldo per la calorosa accoglienza, a Don Edoardo Cutuli per la sua illuminante riflessione, e a tutte le partecipanti che con la loro presenza hanno reso questa giornata davvero speciale.

“Fate quello che vi dirà” – Con Maria, andiamo avanti con coraggio!