Una riflessione personale
«Le mani nel mondo,
le radici nel cuore»
L’identità dell’Exallieva oggi
Una riflessione alla luce della sapienza mornesina, del magistero dell’Istituto FMA e dei documenti della Chiesa
Dalila Maria Virzì — Presidente FSP «Madre Morano»
Verrà un tempo, in cui le nostre carissime exallieve saranno le Figlie di Maria Ausiliatrice operanti nel mondo, perché chiamate ad essere direttamente corresponsabili nelle nostre opere.Madre Eulalia Bosco, FMA, pronipote di Don Bosco (1934)
Non nostalgia, ma vocazione
Chiedersi come si possa essere Exallieve oggi non è memoria affettiva: è una domanda vocazionale. Il prefisso «Ex» non indica una condizione cessata ma, nelle parole di don Egidio Viganò, «l’assimilazione di tanti valori educativi» e la loro maturazione lungo la vita. La domanda si rovescia: non «che cosa ho ricevuto», ma «che cosa sono chiamata a diventare». E la risposta ha bisogno di radici: occorre tornare alla sorgente — Mornese — e alla sapienza di Maria Domenica Mazzarello. Perché essere Exallieve, prima che un programma di attività, è una qualità dell’essere: non si testimonia ciò che non si è anzitutto diventati.
La sapienza mornesinaQuattro pilastri per un’identità laicale
Dalle Lettere di Maria Domenica Mazzarello emergono quattro pilastri, perfettamente traducibili per un laico di oggi.
1. La semplicità del cuore
La chiave — la individua Anselm Grün — è la semplicità del cuore: un cuore unificato, uno con Dio e perciò uno con sé stesso e con gli altri, che vede le cose come sono senza proiettare le proprie zone d’ombra. Non è svalutazione di sé: quando Maria invita a «calpestare l’amor proprio» predica la libertà interiore, la distanza sana dal proprio ego. È la via, non la negazione, della dignità.
❦Procurate di praticare le virtù, ma proprio col cuore, più ancora che cogli atti esterni.
— Maria D. Mazzarello, dalle Lettere
Questa semplicità mi chiede di vedere le persone come sono — anche quelle da cui mi sento delusa — senza trasformare il giudizio critico sulle strutture in disprezzo verso i volti. È una disciplina interiore che mi custodisce dalla tentazione di avere ragione troppo in fretta.
2. La gioia come libertà
«Siate allegre!» è il ritornello più insistente dell’epistolario. Ma l’allegria mazzarelliana non è indole naturale: è conquista spirituale, frutto della semplicità del cuore e della libertà dalle cose del mondo. La gioia diventa il segno visibile di un cuore che ama davvero il Signore — una teologia della gioia, non un obbligo di buonumore.
❦Fatevi coraggio, state allegre; con Gesù i pesi diventeranno leggeri, le fatiche soavi, le spine si convertiranno in dolcezze.
— Maria D. Mazzarello, dalle Lettere
3. Il «prendersi cura» come modo di essere
Il prendersi cura — nota Piera Cavaglià — «viene prima degli atti di cura; più che un’attività, è un modo di essere». Non è un ruolo professionale né un compito riservato alle consacrate: è la forma concreta dell’amore laicale nel quotidiano — in famiglia, nel lavoro, nella scuola, nel territorio. È, letteralmente, avere «le mani nel mondo» perché si hanno «le radici nel cuore».
4. Lo spirito di famiglia
Non una virtù individuale ma un clima. Don Bosco e Maria Mazzarello chiamarono sempre le loro opere «casa», non «collegio». È un dato che parla all’Exallieva di oggi: dove le comunità FMA non sono più presenti, il compito non è amministrare una struttura, ma ricreare casa — un ambiente di fiducia, accoglienza e gioia. Le prime suore lo ricordavano così: «Quando entrai nell’Istituto ebbi l’impressione di entrare in una famiglia». Come ha ricordato Papa Francesco nel 2021, dallo spirito di famiglia di Mornese nasce la capacità di valorizzare le differenze come ricchezza.
Il fondamento carismaticoMazzarello, donna laica
La fase decisiva della formazione spirituale di Maria fu essa stessa laicale: nella cascina della Valponasca, giovane contadina, imparò a pregare tra le viti e si consacrò con un voto privato di castità; aderì poi alla Pia Unione delle Figlie di Maria Immacolata — associazione di laiche, promossa a Mornese da don Domenico Pestarino insieme ad Angela Maccagno. Prima di essere fondatrice religiosa, Maria fu una laica del territorio, liberamente associata. E la sua obbedienza non fu mai servile: pur riconoscendo la guida di Don Bosco, ella «influisce dal basso», esprime il proprio parere con sicurezza e distacco. Un modello di corresponsabilità che nasce dal cuore del carisma, non da una concessione tardiva.
❦Adesso io le dirò le difficoltà che provo… se poi Lei mi dirà di mandarla ugualmente, allora io la manderò.
— Maria D. Mazzarello, dalle Lettere
Qui la mia fatica trova la sua misura. Non mi è chiesto di tacere ciò che vedo, né di adeguarmi a modelli che sento chiusi; mi è chiesto di dirlo come Maria diceva le sue «difficoltà»: con sicurezza e distacco, senza rompere la comunione. La mia rivendicazione di donna non è estranea al carisma: è già scritta in questa obbedienza che «influisce dal basso» e resta libera.
La ricerca recente dà a tutto questo un nome attuale: stile sinodale. Suor Eliane Anschau Petri mostra come Maria Domenica animasse la casa «senza far pesare la sua autorità», promuovendo le persone e la partecipazione, in una leadership generativa che non trattiene ma genera — «una forza promotrice per altri leader». È ciò a cui l’Exallieva è chiamata: non destinataria passiva del carisma, ma sua generatrice.
Il magistero e la ChiesaNon collaboratrici, ma corresponsabili
Madre Chiara Cazzuola ricorda che il carisma pone al centro «i laici corresponsabili della missione»: non collaboratori ausiliari. Il quadro normativo lo conferma: le Costituzioni FMA (art. 74) stabiliscono che «per l’educazione ricevuta le exallieve appartengono ufficialmente alla Famiglia Salesiana», e il Regolamento (art. 68) affida a tutta la comunità l’animazione della vita associativa. Nel 2021 la Confederazione ha assunto il nome di Confederazione Mondiale Mornese, «per valorizzare la figura di Maria Domenica Mazzarello, donna laica impegnata sul territorio».
Convocando il Capitolo Generale XXV (Circolare 1056, 2026), la Madre ha reso la sinodalità una scelta programmatica: occorre «passare dal considerare i laici come semplici collaboratori alla convinzione che tutti siamo chiamati a vivere la missione in virtù del dono della consacrazione battesimale». Non collaborazione, dunque, ma «una vera condivisione dello stesso carisma e della stessa missione». È la fondazione più recente della tesi di questa riflessione: l’Exallieva non è collaboratrice ausiliaria delle FMA, ma custode e portatrice dello stesso carisma, secondo la propria vocazione laicale. Il fondamento ultimo è la dignità battesimale — non un incarico ricevuto dalle FMA. La stessa Circolare riconosce in Maria Domenica «uno stile di animazione e di governo generativo di vita», che chiede di «passare dal fare per al camminare con»: un’autorità «che sappia responsabilizzare e potenziare, esercitata come servizio alla comunione».
Sullo sfondo, la Chiesa universale: la Christifideles laici, il Concilio con la sua «pluralità di ministeri e unità di missione», il Sinodo sulla sinodalità (2024). E la Carta della Missione della Famiglia Salesiana tiene insieme autonomia e corresponsabilità, comunione e originalità.
Va colta una sincronia provvidenziale: il CG XXV si aprirà a Roma nel settembre 2027 con gli Esercizi a Mornese, e nello stesso 2027 la Confederazione celebrerà la propria Assemblea Elettiva. Due cammini che convergono nell’unico tema: ravvivare la passione missionaria dell’identità carismatica. La Madre chiede espressamente che nella preparazione capitolare siano coinvolti «altri gruppi della Famiglia salesiana»: un invito che riguarda direttamente le Exallieve, non spettatrici ma parte attiva del discernimento.
Una richiesta al discernimentoInvestire sulla formazione della leadership laica
Chiedo, con franchezza filiale, che la Congregazione e la Confederazione riconoscano come propria responsabilità l’investimento di tempo, risorse e figure qualificate nella formazione della leadership laica. Dove questo investimento manca, i laici corresponsabili restano soli nel proprio cammino — e il carisma perde una delle sue vie di trasmissione. Desidero apprendere e confrontarmi con religiose che uniscano l’autenticità della vocazione a una solida cultura: non come privilegio, ma come condizione ordinaria di una corresponsabilità matura.
Non è una critica alle persone, ma un appello alle strutture. La stessa Circolare 1056 chiede di «passare dal fare per al camminare con»: e non si potenzia chi non si forma. Riconoscere questo investimento sarebbe uno dei frutti più concreti del cammino verso il 2027.
Una via da percorrereQuattro impegni simultanei
La via per essere Exallieve oggi si fonda su quattro impegni non successivi ma simultanei. Radicamento: tornare alle fonti come alimentazione, non come nostalgia. Corresponsabilità laicale matura: dove le FMA si ritirano, l’Exallieva non sostituisce la suora, ma continua il carisma con autonomia laicale. Presenza trasformatrice nel territorio: le «mani nel mondo» come lievito, accanto ai giovani, alle donne, ai più poveri, con quelle «piccole luci» di cui parlava Madre Antonia Colombo. La fecondità della fragilità: come per Maria, il limite non squalifica dalla missione, la rende autentica e la consegna a Dio.
È l’impegno che mi costa di più e insieme mi libera. La tentazione, quando il confronto delude, è di andarsene. Ma il carisma mornesino non mi è concesso né revocato dalla qualità delle persone che incontro: lo porto dentro, ne sono «custode e portatrice». La fragilità non è la fine della vocazione: può esserne la soglia feconda.
ConclusioneDiventare ciò che si è
La santità laicale non si costruisce con performance, ma diventando semplici di cuore — liberi, allegri, capaci di prendersi cura — nell’ordinarietà del proprio territorio. Essere Exallieva non è un titolo ereditato ma una vocazione da assumere: diventare ciò che già si è. Custodire le radici perché le mani possano toccare il mondo. Il Capitolo Generale XXV colloca tutto sotto le Beatitudini: «Beati voi…», tra cui i «santi della porta accanto». L’Exallieva è chiamata a essere uno di quei volti: non un’eroina, ma una discepola-missionaria felice, con le mani nel mondo e le radici nel cuore.
Desidero crescere — spiritualmente, teologicamente, culturalmente — e ho bisogno di confronto reale: non come lusso personale, ma come ossigeno della mia vocazione. E chiedo di essere ascoltata, perché questa esigenza non riguarda me soltanto, ma l’esistenza futura della nostra Associazione. Un’appartenenza che non fa crescere le proprie competenze è destinata a spegnersi; una che le coltiva diventa lievito. È in questa ricerca ostinata e fiduciosa che riconosco, oggi, la forma più mia di essere exallieva.
❦Diventa semplice! Confida nell’amore! Non è così complicato come tu pensi. Ama semplicemente e sii allegra!
— dalla lettura contemplativa delle Lettere di M. D. Mazzarello
Nota sulle fonti
Fonti mazzarelliane e studi su Mornese (P. Cavaglià – M. E. Posada, La sapienza della vita, con contributi di A. Grün, P. Cavaglià, G. P. Di Nicola; studi di E. Anschau Petri); magistero dell’Istituto (Madre C. Cazzuola, Circolari 1056, 1020, 1031); documenti dell’Associazione (Documento Identitario 2021; Statuto confederale) e della Chiesa (Christifideles laici; Lumen gentium; Documento finale del Sinodo 2024; can. 677 CIC; Carta della Missione FS). Alcune citazioni sono parafrasate.