L’Esortazione apostolica di papa Francesco Gaudete et exsultate
Nell’Istituto aliese Maria Ausiliatrice, domenica 10 marzo 2019, il Consiglio della Federazione Sicula Palermo delle Exallieve/i delle FMA e le Unioni di Alì Terme, Altofonte, Caltanissetta, Gliaca, Leonforte, Mazzarino, Pa-Arenella, Patti Marina, Pa-Main, Pietraperzia, Sant’Agata Militello, San Cataldo, Valle-Messina si sono riuniti per condividere un incontro di formazione, guidato dal Prof. Don Roberto Romeo, che si è concluso con la Celebrazione Eucaristica, da lui stesso presenziata, ed un’agape fraterna.
Erano presenti Madre Ispettrice Sr Maria Pisciotta, la Direttrice della Casa Sr Mariella Lo Turco, l’autrice di “Un sogno infranto” Caterina Panariello e la Prof.ssa Mimma Brigandì che ha presentato l’opera la cui protagonista è Cettina Muscarà, una giovane Exallieva che ha vissuto e studiato ad Alì nell’Istituto delle FMA. Caterina racconta la vita di sua figlia Cettina con amore ed una leggera vena di amarezza per non aver potuto impedire ad alcune persone di ottenere il proprio tornaconto a discapito di una giovane di talento che nella musica e nel canto vedeva la sua ragione di vita. Cettina ha sempre trovato la forza per superare gli ostacoli che le si presentavano: dalle difficoltà incontrate per il conseguimento dei traguardi di studio, a quelli affrontati con dignità e purezza in ospedale a Pavia per combattere la sua malattia. La sua vita è un esempio di coraggio, di sopportazione del dolore, ed è caratterizzata da una meravigliosa fede e da un comportamento caritatevole che donava ad ogni persona che ha avuto la fortuna di conoscerla.
L’incontro è proseguito con la relazione di Don Romeo che ha iniziato il suo intervento evidenziando come la “Gaudete ed exsultate”, a differenza delle altre Esortazioni apostoliche, non ha un indirizzo specifico, ma, è rivolta a tutti perché ognuno, nel mondo contemporaneo, è chiamato alla santità “della porta accanto”, quella di cui parla Malègue, scrittore francese caro a papa Francesco. La santità va dunque cercata nella vita ordinaria e tra le persone a noi vicine, non in modelli ideali, astratti o sovrumani. Non bisogna cercare vite perfette senza errori (cfr GE 22), ma persone che, «anche in mezzo a imperfezioni e cadute, hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore» (GE 3). «Nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo» (GE 6).
Caratteristiche della santità sono la sopportazione, la pazienza e la mitezza, la gioia e il senso dell’umorismo, l’audacia e il fervore, il cammino comunitario e la preghiera costante. Una vita santa non è semplicemente una vita virtuosa, nel senso che persegue le virtù in generale. Essa è tale, perché sa cogliere l’azione dello Spirito Santo e i suoi movimenti, e li segue. In un contesto di continuo zapping esistenziale, «senza la sapienza del discernimento possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento» (GE 167). Questo dono è importante, perché ci permette di essere «capaci di riconoscere i tempi di Dio e la sua grazia, per non sprecare le ispirazioni del Signore, per non lasciar cadere il suo invito a crescere» (GE 169). Questo si mette in atto, afferma papa Francesco, ogni giorno, «persino in ciò che sembra irrilevante, perché la magnanimità si rivela nelle cose semplici e quotidiane». Il discernimento è un carisma: «Non richiede capacità speciali né è riservato ai più intelligenti e istruiti, e il Padre si manifesta con piacere agli umili (cfr Mt 11,25)» (GE 170).
Nella prefazione del Papa al volume, curato da Antonio Carriero, “Evangelii gaudium con don Bosco”, testo in cui la Famiglia salesiana riprende in chiave educativo-pastorale il messaggio dell’Esortazione apostolica di Francesco, il titolo del contributo firmato dal Pontefice è “Cari salesiani”. Voi salesiani siete fortunati perché il vostro fondatore, Don Bosco, non era un santo dalla faccia da “venerdì santo”, triste, musone… Ma piuttosto da “domenica di Pasqua”. Era sempre gioioso, accogliente, nonostante le mille fatiche e le difficoltà che lo assediavano quotidianamente. Come scrivono nelle Memorie biografiche, «il suo volto raggiante di gioia manifestava, come sempre, la propria contentezza nel trovarsi tra i suoi figli» (Memorie biografiche di Don Giovanni Bosco, volume XII, 41). Non a caso per lui la santità consisteva nello stare “molto allegri”. Possiamo definirlo quindi un “portatore sano” di quella “gioia del Vangelo” che ha proposto al suo primo grande allievo, San Domenico Savio, e a voi tutti salesiani, come stile autentico e sempre attuale della «misura alta della vita cristiana» (Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte, 31).
«Quando si è intimi con il Signore, come sono intimi e uniti tra loro la vite e i tralci, si è capaci di portare frutti di vita nuova, di misericordia, di giustizia e di pace, derivanti dalla risurrezione del Signore. È quanto hanno fatto i santi, coloro che hanno vissuto in pienezza la vita cristiana e la testimonianza della carità, perché sono stati veri tralci della vite del Signore. Ma per essere santi «non è necessario essere vescovi, sacerdoti o religiosi… Tutti noi, tutti, siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova»(GE 14). Tutti noi siamo chiamati ad essere santi; dobbiamo essere santi con questa ricchezza che noi riceviamo dal Signore risorto. Ogni attività – il lavoro e il riposo, la vita familiare e sociale, le responsabilità politiche, culturali ed economiche – ogni attività, sia piccola sia grande, se vissuta in unione con Gesù e con atteggiamento di amore e di servizio, è occasione per vivere in pienezza il battesimo e la santità evangelica» (Regina coeli del 29 aprile 2018).