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Festa di Maria Ausiliatrice 2025

Dal 21 al 24 maggio 2025, la comunitร  salesiana di Sant’Agata Militello ha celebrato il tradizionale Triduo in preparazione alla Festa di Maria Ausiliatrice, un appuntamento spirituale di grande significato che ogni anno riunisce fedeli, giovani e membri della Famiglia Salesiana per onorare colei che Don Bosco chiamava “l’Ausiliatrice dei cristiani”.

Un Programma Ricco di Spiritualitร 

Le celebrazioni eucaristiche, che si sono svolte alle ore 18.30 presso la Chiesa Madre di Sant’Agata Militello, hanno visto alternarsi alla presidenza diversi sacerdoti salesiani, ognuno dei quali ha offerto una riflessione particolare sul ruolo di Maria nella vita cristiana e nella tradizione salesiana.

  • 21 maggio – Don Mario Raneri ha aperto il triduo con una meditazione introduttiva che ha posto le basi del cammino spirituale verso la festa.
  • 22 maggio – Don Enrico Frusteri SdB ha presieduto la seconda giornata, dedicando la sua omelia al tema dell’umiltร  come virtรน fondamentale della vita cristiana, prendendo spunto proprio dall’esempio di Maria Santissima.
  • 23 maggio – Don Daniele Collovร  ha guidato la vigilia della festa, preparando i cuori dei fedeli all’incontro con Maria Ausiliatrice.
  • 24 maggio – La solennitร  vera e propria รจ stata presieduta da Don Biagio Amata SdB, che ha offerto una riflessione profonda sul significato del titolo “Ausiliatrice” e sulla presenza materna di Maria nella Chiesa e nella storia.

L’Omelia di Don Enrico Frusteri: Maria Modello di Umiltร 

Particolarmente significativa รจ stata la riflessione di Don Enrico Frusteri, che ha sviluppato il tema dell’umiltร  evangelica partendo dalla figura di Maria. L’omelia ha evidenziato come l’umiltร  non sia debolezza, ma “vivere nella veritร ”, riconoscendo chi siamo realmente davanti a Dio.

Inoltre ha sottolineato come Maria, nell’Annunciazione, non si sia lasciata esaltare dal saluto dell’angelo, ma sia rimasta turbata e si sia interrogata, dimostrando quello “stupore dell’umile che non si sente al centro, ma si lascia sorprendere da Dio”. Particolare attenzione รจ stata dedicata al pericolo del “pelagianesimo moderno”, quella tentazione di pensare di meritarci la salvezza con le nostre sole forze, dimenticando che tutto รจ grazia.

L’Omelia di Don Biagio Amata: Maria Ausiliatrice e la Maternitร  Universale

Don Biagio Amata ha offerto una meditazione ricca di riferimenti storici e spirituali, partendo dalle parole di San Giovanni Bosco che definiva Maria Ausiliatrice “titolo speciale, che a Lei conviene, come diamante sopra i suoi abiti indorati”.

La riflessione ha abbracciato la dimensione universale della maternitร  di Maria, dalla presenza nel Cenacolo con gli apostoli fino alle apparizioni mariane che continuano a ripetere “Non vi lascerรฒ orfani”. Particolarmente toccante il riferimento alle vicende storiche contemporanee, con l’auspicio che Maria possa essere strumento di pace e unitร  anche nelle tragiche situazioni di guerra che segnano il nostro tempo.

Il Significato del Triduo nella Tradizione Salesiana

Il Triduo di Maria Ausiliatrice rappresenta uno dei momenti piรน importanti dell’anno liturgico salesiano. Come emerge dalle preghiere dei fedeli proposte durante le celebrazioni, l’attenzione si concentra su diversi aspetti:

  • La Chiesa universale e la sua missione evangelizzatrice
  • I giovani, destinatari privilegiati del carisma salesiano
  • La Famiglia Salesiana nella sua totalitร  (sacerdoti, religiosi, laici, cooperatori, exallievi)
  • Le famiglie come prime educatrici alla fede
  • Il mondo intero, bisognoso di pace e riconciliazione

Maria Ausiliatrice: Presenza Materna e Guida Sicura

Dalle omelie e dalle preghiere emerge con chiarezza il ruolo di Maria come madre presente e operante nella storia della salvezza. Non รจ una figura del passato, ma una presenza viva che continua ad accompagnare la Chiesa, i giovani, le famiglie.

Il titolo “Ausiliatrice” – che significa “colei che aiuta” – esprime perfettamente questa dimensione: Maria รจ l’aiuto sicuro nelle prove della vita, l’intercessora potente presso il Figlio, la madre che non abbandona mai i suoi figli.

Un Cammino che Continua

Il Triduo e la Festa di Maria Ausiliatrice 2025 si sono conclusi, ma il loro messaggio continua a risuonare nella vita quotidiana dei fedeli. L’invito all’umiltร , alla fiducia, all’abbandono nelle mani di Maria Ausiliatrice diventa programma di vita per tutti coloro che desiderano seguire piรน da vicino Gesรน sulla strada tracciata da Don Bosco.

Come recita una delle preghiere conclusive del triduo: “Confidando nel tuo aiuto, mettiamo tutte le nostre opere nelle tue mani. Sii sempre avvocata nostra ed intercedi per l’umanitร , presso il Padre”.


Le omelie complete di Don Enrico Frusteri e Don Biagio Amata, sono pubblicate integralmente di seguito, per offrire ai lettori la possibilitร  di approfondire ulteriormente la ricchezza spirituale di questo importante appuntamento della tradizione salesiana.

Insieme corresponsabili per la missione salesiana

La Famiglia Salesiana di Sicilia si รจ riunita in un importante momento di formazione e rilancio del proprio cammino carismatico. Il 25 aprile 2025, presso l’Istituto San Francesco di Sales di Catania (Via Cifali, 7), si รจ tenuta una giornata di formazione che segna l’inizio di un percorso formativo pensato principalmente per coloro che hanno compiti di animazione, governo e formazione all’interno dei diversi gruppi salesiani in Sicilia. Hanno partecipato all’evento i membri della Consulta Regionale della Famiglia Salesiana, i coordinatori delle Consulte cittadine, i direttori, i formatori, i delegati e gli assistenti spirituali (regionali/ispettoriali e locali), i delegati ispettoriali di Pastorale Giovanile e la Segreteria del Movimento Giovanile Salesiano, i responsabili di opere affidate ai laici e i responsabili del Movimento Salesiano Famiglie.

L’iniziativa si inserisce nelle indicazioni programmatiche del triennio 2024-2027, che per il corrente anno ha definito l’obiettivo di “rafforzare il legame carismatico, la comunione e l’animazione della Famiglia Salesiana”, puntando in particolare sulla “formazione dei formatori” come strategia fondamentale per superare le difficoltร  attuali, un’opportunitร  preziosa per la Famiglia Salesiana siciliana di attingere a una visione ampia e profonda del carisma salesiano e delle sue modalitร  di animazione nel contesto attuale.

L’incontro ha avuto inizio con i saluti dellโ€™ispettrice delle FMA, ๐—ฆ๐˜‚๐—ผ๐—ฟ ๐—”๐—ป๐—ด๐—ฒ๐—น๐—ฎ ๐— ๐—ฎ๐—ฟ๐—ถ๐—ฎ ๐— ๐—ฎ๐—ฐ๐—ฐ๐—ถ๐—ผ๐—ป๐—ถ, e dellโ€™๐—œ๐˜€๐—ฝ๐—ฒ๐˜๐˜๐—ผ๐—ฟ๐—ฒ ๐—ฑ๐—ฒ๐—ถ ๐—ฆ๐—ฎ๐—น๐—ฒ๐˜€๐—ถ๐—ฎ๐—ป๐—ถ ๐—ฑ๐—ถ ๐—ฆ๐—ถ๐—ฐ๐—ถ๐—น๐—ถ๐—ฎ, ๐——๐—ผ๐—ป ๐——๐—ผ๐—บ๐—ฒ๐—ป๐—ถ๐—ฐ๐—ผ ๐—ฆ๐—ฎ๐—ฟ๐—ฎ๐—ป๐—ถ๐˜๐—ถ. ๐—ฆ๐˜‚๐—ผ๐—ฟ ๐—Ÿ๐—ฒ๐˜€๐—น๐—ถ๐—ฒ ๐—ฆ๐—ฎ๐—ป๐—ฑ๐—ถ๐—ด๐—ผ ๐—ข๐—ฟ๐˜๐—ฒ๐—ด๐—ฎ FMA, Consigliera per la Famiglia Salesiana e membro del Segretariato Mondiale della Famiglia Salesiana.

Metodologia e svolgimento dell’incontro

La giornata del 25 aprile, svolta dalle 9:30 alle 17:30, รจ stata strutturata in tre parti principali:

  1. Il sogno della Famiglia Salesiana-Sicilia: ogni partecipante ha scritto su un post-it il proprio sogno per la Famiglia Salesiana siciliana. I sogni sono stati poi condivisi in gruppo per arrivare a definire un sogno comune.
  2. Il battito cardiaco della Famiglia Salesiana in Sicilia: una dinamica di “World Cafรฉ” dove i partecipanti, divisi in gruppi, hanno risposto a domande specifiche, condividendo riflessioni ed elaborando una sintesi attraverso scambi tra i diversi tavoli.
  3. Il sogno diventa realtร : questa fase, da sviluppare nei mesi successivi (maggio-giugno), prevede l’elaborazione da parte della Consulta della Famiglia Salesiana di una proposta di cammino 2025-2027, definendo impegni concreti, tempistiche, responsabilitร  e risorse.

รˆ prevista anche una quarta fase, da realizzare a ottobre – “Tutti siamo parte viva della Famiglia Salesiana-Sicilia” – dedicata all’elaborazione di strategie per coinvolgere tutti nell’assunzione del cammino definito.

Un cammino che viene da lontano

L’incontro del 25 aprile non รจ nato dal nulla, ma si inserisce in un percorso giร  avviato. Come ricorda il documento preparatorio, il punto di partenza รจ stato il Convegno Regionale della Famiglia Salesiana tenutosi il 25 novembre 2023 a Palermo, presso l’istituto “Gesรน Adolescente”, sul tema “Sogni e strategie comuni per affrontare le nuove sfide in Sicilia”. La Consulta Regionale della Famiglia Salesiana, riunitasi a Catania il 23 giugno 2024, ha elaborato una sintesi di quel convegno che ora serve come base per continuare il cammino. Per prepararsi adeguatamente alla giornata del 25 aprile, la Segreteria ha previsto l’invio di una scheda di lavoro per la sensibilizzazione sul tema e la rilevazione delle sfide.

Le sfide prioritarie

Durante il convegno di Palermo sono state identificate dieci sfide principali che la Famiglia Salesiana in Sicilia รจ chiamata ad affrontare:

  1. Una rinnovata consapevolezza spirituale, carismatica e pastorale
  2. La profezia della comunione, della corresponsabilitร  e dell’assunzione del metodo sinodale
  3. Un rinnovato annuncio vocazionale insieme
  4. La cura degli extracomunitari e delle famiglie nelle periferie
  5. L’evangelizzazione, specialmente nelle periferie dove “Dio รจ assente”
  6. L’attenzione ai giovani della “movida” notturna
  7. L’ascolto attivo dei cambiamenti sociali e il coraggio di puntare sui valori della famiglia, dell’identitร  e della fraternitร 
  8. La testimonianza di un modo attuale di “essere Don Bosco oggi”
  9. La corresponsabilitร  tra religiosi e laici non solo nella missione ma anche nella gestione delle opere
  10. Un lavoro significativo come Famiglia Salesiana all’interno della Chiesa locale

Il 25 aprile, durante l’assemblea e dopo un cammino comune di discernimento, sono state scelte quattro sfide considerate particolarmente significative per il percorso attuale della Famiglia Salesiana in Sicilia:

1. Corresponsabilitร  tra religiosi e laici: un nuovo modello di gestione

La nona sfida invita a una profonda corresponsabilitร  tra religiosi e laici della Famiglia Salesiana “non solo nella comune missione educativa ed evangelizzatrice, ma anche e soprattutto nella gestione delle opere per andare oltre la diffusa visione di ‘laico collaboratore'”. Questa sfida rappresenta un cambiamento di paradigma nell’organizzazione delle opere salesiane, riconoscendo ai laici non solo un ruolo esecutivo ma una vera capacitร  decisionale e di indirizzo.

Secondo il documento “L’Animazione & L’Accompagnamento nella Famiglia Salesiana”, questa corresponsabilitร  richiede “una vera metanoia (cambio di mentalitร ) e una metodologia partecipativa” che coinvolga tutti i membri, sia consacrati che laici, nella stessa missione secondo le loro specifiche vocazioni. Si tratta di superare modelli gerarchici tradizionali per abbracciare uno stile di governance piรน inclusivo e sinodale.

2. La profezia della comunione: camminare insieme

La seconda sfida pone l’accento sulla “profezia della comunione, della corresponsabilitร , dell’assunzione del metodo sinodale, lavorare insieme come famiglia”. In un’epoca di frammentazione e individualismo, la capacitร  di creare vera comunione diventa una testimonianza profetica.

Il documento “L’Animazione & L’Accompagnamento” sottolinea come “l’importanza del ‘camminare insieme’ (sinodalitร ) sia una caratteristica essenziale della Famiglia Salesiana, promuovendo l’ascolto reciproco, il discernimento comune e la missione condivisa”. Inoltre, evidenzia come questo vasto movimento rappresenti “una vera profezia di comunione nella Chiesa, caratterizzata da una spiritualitร  comune, una missione condivisa e uno stile di famiglia che trova le sue radici nel mistero trinitario”.

La sinodalitร  non รจ solo un metodo di lavoro, ma un modo di essere Chiesa che rispecchia l’intuizione originale di Don Bosco di creare una famiglia spirituale unita dallo stesso carisma.

3. Essere Don Bosco oggi: un’attualizzazione del carisma

L’ottava sfida invita alla “testimonianza: essere Don Bosco oggi, al passo coi tempi, al passo con le esigenze del mondo giovanile, al passo con il Vangelo, puntando a testimonianze di vita cristiana autentica (santitร  della porta accanto)”.

Questa sfida richiede “una comprensione profonda della cultura giovanile contemporanea” riconoscendo che “Don Bosco fu pioniere nel suo tempo, intuendo le trasformazioni sociali della rivoluzione industriale e i loro effetti sui giovani. Analogamente, oggi siamo chiamati a comprendere la rivoluzione digitale, le nuove forme di comunicazione, le sfide dell’identitร  in un mondo frammentato e le pressioni economiche e sociali che i giovani affrontano”.

Non si tratta di “inseguire le mode, ma di abitare gli spazi vitali dei giovani con una presenza significativa, capace di parlare il loro linguaggio senza rinunciare alla profonditร  del messaggio evangelico”. Questo implica una continua reinterpretazione del Sistema Preventivo: “La ragione oggi si traduce in capacitร  di dialogo interculturale e interreligioso, nell’educazione al pensiero critico in un’epoca di fake news, nell’accompagnamento al discernimento vocazionale in un mondo di infinite possibilitร ”.

4. Ascolto attivo dei cambiamenti: un discernimento continuo

La settima sfida richiama all'”ascolto attivo per cogliere il cambiamento nel mondo, nella societร  nei nostri contesti e avere il coraggio di puntare sul valore della famiglia, sulla identitร  sessuale soprattutto dei giovani, sulla valorizzazione della fraternitร ”.

In un contesto sociale in rapida evoluzione, la capacitร  di ascoltare e discernere i “segni dei tempi” diventa fondamentale per una proposta educativa ed evangelizzatrice efficace. Questa sfida richiede una formazione continua e aggiornata, che permetta agli animatori della Famiglia Salesiana di interpretare correttamente i cambiamenti in atto e di rispondere con creativitร  evangelica.

I giovani di oggi “cercano relazioni autentiche, senso di appartenenza e significato per la propria vita”, ma lo fanno in un contesto caratterizzato da “frammentazione delle relazioni e solitudine digitale, crisi di valori e punti di riferimento stabili, precarietร  e incertezza sul futuro, pluralismo culturale e religioso”.

In sintonia col documento “L’ Animazione & L’ Accompagnamento”

L’incontro del 25 aprile si รจ collocato in perfetta sintonia con il documento “L’ Animazione & L’ Accompagnamento nella Famiglia Salesiana”, pubblicato dal Segretariato della Famiglia Salesiana a dicembre 2024. Questo testo ufficiale definisce le linee guida per l’animazione e l’accompagnamento all’interno della grande famiglia carismatica fondata da Don Bosco.

Il documento sottolinea come la Famiglia Salesiana rappresenti “una vera profezia di comunione nella Chiesa, caratterizzata da una spiritualitร  comune, una missione condivisa e uno stile di famiglia che trova le sue radici nel mistero trinitario”.

Inoltre, enfatizza l’importanza del “camminare insieme” (sinodalitร ) come caratteristica essenziale della Famiglia Salesiana, promuovendo l’ascolto reciproco, il discernimento comune e la missione condivisa.

Un nuovo slancio per la Famiglia Salesiana

La giornata di formazione del 25 aprile 2025 si รจ rivelata un momento cruciale per il rilancio del cammino della Famiglia Salesiana in Sicilia. I partecipanti hanno riscoperto la gioia dell’incontro e della missione condivisa, rafforzando i legami carismatici e promuovendo una rinnovata corresponsabilitร  al servizio dei giovani e delle periferie, secondo lo spirito di Don Bosco.

L’incontro ha dato avvio a “un percorso di rilancio della politica della Famiglia Salesiana e per la Famiglia Salesiana”, che nei prossimi mesi porterร  all’elaborazione di un itinerario formativo per delegati, formatori e assistenti spirituali, e a una specifica attenzione nella formazione di base dei membri dei diversi gruppi.

Come sottolineato durante la giornata, l’importanza di “camminare insieme” (pensare insieme, lavorare insieme, pregare insieme) rappresenta un’espressione autentica del carisma salesiano, in sintonia con la visione sinodale della Chiesa contemporanea e fedele all’intuizione originale di Don Bosco di creare una vasta famiglia spirituale dedicata all’educazione dei giovani e al servizio dei poveri.

Questo evento ha segnato l’inizio di un percorso che, attraverso i prossimi appuntamenti previsti per maggio-giugno e ottobre 2025, porterร  la Famiglia Salesiana siciliana a definire e realizzare concretamente il sogno comune emerso durante la giornata: “Insieme corresponsabili per la missione salesiana โ€œ.

Grazie, Papa Francesco

Poesia di Lillina Malfitano, Exallieva dell’Unione di Ravanusa

Il lunedรฌ dell’ Angelo,
come un tempo alle pie donne,
anche oggi un Angelo prorompe:
” Non รจ qui”!

Nel giorno della nascita di Roma,
anniversario della sua fondazione,
Tu, Santo Padre nasci al cielo,
dopo aver dato l’ ultima benedizione!

“Buona Pasqua” ร uguri con un sussurro
alla piazza San Pietro gremita,
poi voli nell’ immenso azzurro,
tra le braccia della Misericordia infinita.

” Non dimenticatevi di pregare per me”
ripetevi sempre con insistenza ,
e aggiungevi: “Non contro,ma a favore “!
Ora che sei alla Sua presenza,
siamo noi a chiederti di pregare il Signore.

“Buon pranzo e arrivederci “!
Il tuo saluto dopo l’Angelus domenicale,
con un linguaggio semplice e colloquiale,
come fa il vicino della porta accanto:
ciรฒ che volevi essere per tutti, Padre Santo.

Un papa che si fa prossimo alla gente,
che sulla barca di Pietro rema controcorrente,
rifiuta gli agi e i privilegi regali,
compra da solo un paio di occhiali,
come un qualunque cliente.

Un pontefice che vuole la chiesa in uscita,
che invita preti e laici ad uscire dalle sagrestie
per raggiungere tutte le periferie
e toccare risanando ogni umana ferita.

Le tue parole, i tuoi gesti, caro Papa Bergoglio,
sono per tutti noi una grande ereditร ,
anche se oggi siamo pieni di cordoglio,
ci consola la certezza della vera vita nell’ eternitร  .

Ancora con un bonario sorriso
ci dici : “Arrivederci, ma in Paradiso”!

Ravanusa, 21 aprile 2025

Exallieve dellโ€™Unione di Ravanusa

Biografia di Papa Francesco

a cura della SEGRETERIA DI STATO VATICANO

“Dilexit Nos” (Ci ha amati) di Papa Francesco

L’enciclica “Dilexit Nos” (Ci ha amati) di Papa Francesco, pubblicata il 24 ottobre 2024, รจ dedicata all’amore umano e divino del Cuore di Gesรน Cristo. Il documento si sviluppa in cinque capitoli che esplorano diverse dimensioni della devozione al Sacro Cuore di Gesรน, proponendone una rinnovata comprensione del mondo odierno.

Nel primo capitolo, il Papa riflette sull’importanza del cuore nella vita umana, sottolineando come nella societร  contemporanea si stia perdendo il contatto con la dimensione profonda dell’interioritร . Francesco descrive il cuore come centro unificatore della persona, luogo della sinceritร  e della veritร  piรน profonda.

Il secondo capitolo esplora i gesti e le parole d’amore di Cristo nei Vangeli, mostrando come Gesรน abbia manifestato il suo amore non tanto attraverso spiegazioni teoriche quanto con azioni concrete di vicinanza, compassione e tenerezza verso le persone che incontrava.

Il terzo capitolo approfondisce il significato teologico della devozione al Cuore di Cristo, chiarendo che non si tratta di adorare un organo separato dalla persona di Gesรน, ma di contemplare il Figlio di Dio incarnato nella totalitร  del suo essere. Il Papa ripercorre la storia di questa devozione nella tradizione cristiana, dalle Scritture fino alle esperienze spirituali di figure come Santa Margherita Maria Alacoque, San Claudio de La Colombiรจre, San Charles de Foucauld e Santa Teresa di Gesรน Bambino.

Nel quarto capitolo, “L’amore che dร  da bere”, Francesco rilegge i testi biblici che parlano dell’acqua viva che sgorga dal costato trafitto di Cristo, fonte di vita e di grazia, analizzando come questa immagine sia stata interpretata nella storia della spiritualitร  cristiana.

Il quinto capitolo, “Amore per amore”, sviluppa le implicazioni pratiche della devozione al Cuore di Cristo, in particolare la dimensione sociale e missionaria. Il Papa spiega che la risposta all’amore del Signore si manifesta concretamente nell’amore per i fratelli, specialmente i piรน poveri e sofferenti, e presenta il concetto di “riparazione” al Cuore di Cristo come costruzione di “una nuova civiltร  dell’amore”.

Cristologia del cuore: un’antropologia teologica integrale

Un aspetto centrale dell’enciclica รจ la sua visione antropologica che parte dal “cuore” come concetto unificatore. Il Papa sottolinea che “il cuore non puรฒ essere spiegato in modo esaustivo dalla biologia, dalla psicologia, dall’antropologia o da qualsiasi scienza” in quanto rappresenta “una di quelle parole originarie che indicano la realtร  che spetta all’uomo tutt’intero in quanto persona corporea e spirituale”. Questa visione integrale supera il dualismo cartesiano e promuove una comprensione unitaria della persona umana.

Francesco afferma incisivamente: “in ultima analisi, io sono il mio cuore, perchรฉ esso รจ ciรฒ che mi distingue, mi configura nella mia identitร  spirituale e mi mette in comunione con le altre persone.” Questa affermazione ha rilevanti implicazioni antropologiche poichรฉ contrasta con una visione puramente cognitivista dell’identitร  umana e sottolinea la dimensione relazionale dell’esistenza.

Fondamenti biblici e sviluppo storico

L’enciclica radica solidamente la devozione al Sacro Cuore nella Scrittura, iniziando con un’ampia esegesi di testi dell’Antico Testamento che prefigurano l’acqua vivificante che sgorgherร  dal Messia. Il collegamento cristologico รจ esplicito quando, citando il Vangelo di Giovanni, mostra come queste promesse si realizzino nel costato trafitto di Cristo: “Uno dei soldati con una lancia gli colpรฌ il fianco, e subito ne uscรฌ sangue e acqua” e “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.”

Un punto teologico fondamentale รจ la chiarificazione sulla natura dell’adorazione: “La devozione al Cuore di Cristo non รจ il culto di un organo separato dalla Persona di Gesรน. Ciรฒ che contempliamo e adoriamo รจ Gesรน Cristo intero, il Figlio di Dio fatto uomo.” Questo chiarimento evita potenziali fraintendimenti devozionali e mantiene l’integritร  della fede cristologica.

Teologia trinitaria

L’enciclica presenta una profonda dimensione trinitaria. Mentre la devozione al Cuore di Gesรน รจ “marcatamente cristologica”, il Papa sottolinea che Cristo stesso “si presenta come la via per andare al Padre” e che il nostro rapporto con il Cuore di Cristo si trasforma sotto l’impulso dello Spirito, orientandoci verso il Padre.

La teologia dell’amore presentata รจ articolata in modo trinitario: “In realtร , c’รจ un triplice amore che รจ contenuto e ci abbaglia nell’immagine del Cuore del Signore. Innanzitutto, l’amore divino infinito che troviamo in Cristo. Ma pensiamo anche alla dimensione spirituale dell’umanitร  del Signore… Infine, รจ simbolo del suo amore sensibile.”

Incarnazione e dimensione sacramentale

Un elemento teologico cruciale รจ l’insistenza sulla carnalitร  dell’amore divino: “non dobbiamo dimenticare che l’immagine del cuore ci parla di carne umana, di terra, e perciรฒ ci parla anche di Dio che ha voluto entrare nella nostra condizione storica, farsi storia e condividere il nostro cammino terreno.”

Questa dimensione dell’incarnazione viene ulteriormente sviluppata: “Il Figlio eterno di Dio, che mi trascende senza limiti, ha voluto amarmi anche con un cuore umano. I suoi sentimenti umani diventano sacramento di un amore infinito e definitivo.” L’uso del termine “sacramento” qui รจ teologicamente significativo, suggerendo che l’umanitร  di Cristo, particolarmente il suo cuore, รจ segno efficace dell’amore divino.

Ecclesiologia e cristologia

La dimensione ecclesiologica รจ fortemente presente: “La Chiesa, che nasce dal Cuore di Cristo, prolunga e comunica in ogni tempo e in ogni luogo gli effetti dell’unica Passione redentrice.” Questa visione integra la cristologia con l’ecclesiologia, mostrando la Chiesa come frutto dell’amore salvifico di Cristo.

L’enciclica presenta anche una pneumatologia che collega il Cuore di Cristo alla missione dello Spirito Santo: “Cristo realizza la sua promessa facendo sgorgare da noi torrenti d’acqua… Cosรฌ l’unione con Cristo mira non solo a saziare la propria sete bensรฌ a farci diventare una fonte di acqua fresca per gli altri.”

Escatologia e teologia della salvezza

La teologia della salvezza รจ articolata in termini di comunione con il Cuore di Cristo. Papa Francesco, ispirandosi a Santa Teresa di Gesรน Bambino, sviluppa una teologia dell’offerta all’Amore misericordioso piuttosto che alla giustizia divina: “Non c’รจ nulla da aggiungere all’unico sacrificio redentore di Cristo, ma รจ vero che il rifiuto della nostra libertร  non permette al Cuore di Cristo di dilatare in questo mondo le sue “ondate di infinita tenerezza”. L’enciclica offre anche una prospettiva escatologica che mostra come il Mistero pasquale di Cristo abbracci tutti i tempi e in essi sia reso presente.

Teologia morale e sociale

La dimensione morale e sociale dell’enciclica รจ particolarmente rilevante. Il Papa afferma che “offrendoci insieme al Cuore di Cristo, ‘sulle rovine accumulate dall’odio e dalla violenza, potrร  essere costruita la civiltร  dell’amore tanto desiderato, il regno del cuore di Cristo'”. Questo implica “unire all’amore filiale verso Dio l’amore del prossimo” come “vera riparazione chiesta dal Cuore del Salvatore”.

Francesco sviluppa un’analisi delle strutture di peccato, usando la teologia del cuore come chiave interpretativa: “una riparazione meramente esteriore non basta nรฉ al mondo nรฉ al Cuore di Cristo… riparare il danno fatto a questo mondo implica anche il desiderio di riparare i cuori feriti, dove si รจ procurato il danno piรน profondo.”

Rilevanza contemporanea

L’enciclica rappresenta un tentativo di recuperare e attualizzare la tradizionale devozione al Sacro Cuore, mostrandone la rilevanza per affrontare le sfide del mondo contemporaneo: la frammentazione dell’identitร  personale, l’individualismo, la mercificazione delle relazioni, e le varie forme di ingiustizia sociale.

La conclusione dell’enciclica ribadisce che questa devozione non รจ un devozionismo intimistico ma un’esperienza che ci apre alla fratellanza universale e alla cura della casa comune, collegandosi cosรฌ alle precedenti encicliche sociali “Laudato si'” e “Fratelli tutti”. Il Papa afferma che solo l’amore di Cristo puรฒ liberarci dalla logica consumistica che riduce tutto a merce e puรฒ “dare un cuore a questa terra e reinventare l’amore laddove pensiamo che la capacitร  di amare sia morta per sempre”.

“Dilexit Nos” rappresenta quindi un’importante sintesi teologica che riprende un elemento tradizionale della pietร  cattolica e lo ripropone con un linguaggio e una sensibilitร  contemporanei. Il documento articola una teologia del Cuore di Cristo che รจ simultaneamente cristocentrica, trinitaria, sacramentale, ecclesiale e sociale, mostrando come questa spiritualitร  possa essere fonte di impegno per trasformare il mondo secondo la logica dell’amore divino.

Lu Signuri di li fasci

Storia e solidarietร  nella tradizione di Pietraperzia

Nel cuore della Sicilia, a Pietraperzia in provincia di Enna, il Venerdรฌ Santo si celebra con uno dei riti piรน antichi e suggestivi dell’isola: la processione de “Lu Signuri di li fasci”. Questa manifestazione, che affonda le radici nel XIV secolo, rappresenta un esempio straordinario di religiositร  popolare che ha saputo resistere al passare dei secoli conservando intatta la sua autenticitร . La giornata del Venerdรฌ Santo a Pietraperzia si sviluppa secondo un preciso cerimoniale che inizia all’alba. I membri della Confraternita Maria SS. del Soccorso e degli agonizzanti si radunano presso la Chiesa del Carmine (o Chiesa della Madonna del Soccorso) per i preparativi iniziali.

Prima della processione del Signore delle Fasce di Pietraperzia, nella Chiesa Madre avviene il rito dell’Adorazione della Croce. Durante questa cerimonia, i fedeli, seguendo un’antica tradizione, pongono sul corpo del Crocifisso alcuni nastrini rossi chiamati “misureddi”, poichรฉ rappresentano simbolicamente la misura dell’amore di Dio per i suoi figli. Questi nastrini, una volta benedetti, vengono portati dai fedeli al polso durante la processione come segno di devozione e partecipazione. La Croce viene poi condotta fuori dalla chiesa per essere innalzata alla presenza degli sguardi dei numerosi presenti, segnando l’inizio ufficiale delle celebrazioni. Dopo questo rito preliminare, la processione vera e propria si articola in diverse fasi, ognuna carica di significato:

  1. La vestizione del simulacro: Il Cristo viene preparato con cura dai confratelli piรน anziani, in un rito che si svolge a porte chiuse e segue regole precise tramandate nei secoli.
  2. L’uscita dalla chiesa: Momento particolarmente emozionante, quando il simulacro varca la soglia della chiesa tra il silenzio della folla. Solo il suono delle “troccole” (strumenti in legno che sostituiscono le campane nel Venerdรฌ Santo) accompagna questo momento.
  3. Il percorso per le vie del paese: La processione si snoda attraverso un itinerario storico che tocca i punti piรน significativi di Pietraperzia. Durante il tragitto, i fedeli aggiungono le loro fasce al simulacro.
  4. Le soste rituali: In determinati punti del percorso, la processione si ferma per permettere momenti di preghiera collettiva e per l’esecuzione della “ladata”.
  5. Il rientro: Il ritorno alla chiesa avviene in tarda serata, quando il peso delle fasce accumulate rende il trasporto del simulacro particolarmente gravoso, simboleggiando il peso dei peccati dell’umanitร .

Il corteo si compone secondo una struttura gerarchica ben definita: in testa procedono i bambini, simbolo di purezza e continuitร  della tradizione; seguono i confratelli con le loro tuniche caratteristiche; il simulacro del Cristo, progressivamente avvolto dalle fasce; i dignitari della confraternita; il clero locale; le autoritร  civili; i fedeli e i pellegrini.

Il “Signuri di li fasci” รจ costituito da un imponente simulacro realizzato con una trave di legno di cipresso, sulla quale viene fissato un antico crocifisso. Ai piedi del crocifisso รจ posta una sfera di legno e vetro colorato, simbolo del mondo e delle sue diversitร , ed il tutto รจ illuminato con quattro lampade. Questa composizione ricca di elementi simbolici rappresenta Cristo che si carica del peso del mondo e dei peccati dell’umanitร . Le fasce (“li fasci”) sono l’elemento distintivo di questa processione. La caratteristica principale del Signore delle Fasce di Pietraperzia sono le circa 200 fasce di lino bianco, larghe 40 cm e lunghe 33 metri (come gli anni di Cristo), che sono annodate alla trave di legno. Ogni famiglia di Pietraperzia conserva gelosamente la propria fascia, che viene tramandata di generazione in generazione. L’origine delle fasce utilizzate nella processione ha radici profonde, sia evangeliche che sociali. Nel Vangelo di Luca si legge: “Mentre si trovavano a Betlemme si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perchรฉ non c’era posto per loro altrove” (Lc. 2,7). Questo riferimento alle fasce che avvolgono Gesรน bambino potrebbe essere una delle ispirazioni originarie della tradizione.

Anche l’Evangelista Giovanni, descrivendo l’arrivo degli apostoli al sepolcro, menziona: “Chinatosi, vide le bende che giacevano distese […] Vide le bende che giacevano distese e il sudario che era sopra il capo…” (Gv. 19,35). Questo collegamento tra l’inizio della vita terrena di Cristo (avvolto in fasce) e la sua morte (le bende nel sepolcro) crea un profondo significato simbolico che potrebbe essere alla base della tradizione petrina. Una delle ipotesi piรน affascinanti sull’origine delle fasce riguarda la loro connessione con la “ruota dei proietti”, un meccanismo presente a Pietraperzia fin dal 1756 e attestato fino agli anni ’30 del XX secolo. La ruota, annessa alla sacrestia della Chiesa di Maria SS. del Soccorso, era un cilindro in legno che permetteva di abbandonare anonimamente i neonati (chiamati “proietti”), garantendo loro assistenza.

I documenti storici attestano che la Congregazione di Caritร , che a partire dal 1862 amministrava anche i beni della Confraternita, forniva ai bambini abbandonati un contributo per “pannolini e fasciatura”. Queste fasce erano proprio le strisce di lino utilizzate per avvolgere i neonati nei primi mesi di vita, una pratica comune fino agli anni ’60 del XX secolo. L’ipotesi piรน probabile รจ che originariamente le fasce venissero realizzate dai fedeli come voto e offerte per essere “appese” (in dialetto locale “appenniri”) ai piedi del Crocifisso durante la processione. Successivamente, queste fasce venivano donate alla “ruotara” (la persona che si occupava dei bambini abbandonati) per essere utilizzate per avvolgere i proietti. Da ogni fascia processionale lunga 20-23 metri si potevano ricavare circa 10 piccole fasce di 2,5-3 metri, lunghezza necessaria per avvolgere un bambino.

Evoluzione nel tempo

Un cambiamento significativo nella tradizione avvenne intorno al 1880. Prima di questa data, le fasce venivano probabilmente lasciate alla Confraternita dopo la processione, che provvedeva a consegnarle alla ruotara. Dopo l’istituzione delle Congregazioni di Caritร  (1862), che si fecero carico di fornire direttamente le fasce per i proietti, i fedeli iniziarono a riportare a casa le loro fasce dopo la processione, per riutilizzarle negli anni successivi. Questo รจ documentato dal fatto che solo dal 1889 si trovano registrazioni di offerte per le fasce nei documenti della Confraternita, e dal fatto che le fasce piรน antiche ancora esistenti risalgono proprio a quel periodo. Un registro utilizzato dal 1889 al 1914 contiene i nomi di circa 70 proprietari di fasce, mentre fino al 1915 le fasce esistenti a Pietraperzia erano circa un’ottantina. La prima fascia di cui si ha documentazione certa apparteneva a Pietro Cacciato (1851-1933) e fu realizzata intorno al 1885 come ringraziamento per la guarigione da una malattia agli occhi mentre era in servizio militare.

Durante la processione, le fasce vengono consegnate ai confratelli che le avvolgono metodicamente attorno al simulacro del Cristo. Quest’operazione viene eseguita con grande perizia, per assicurare che il peso sia distribuito uniformemente. Le fasce servono anche per mantenere in equilibrio la lunga asta di legno durante il percorso della processione, sebbene questa funzione pratica si sia sviluppata solo in un secondo momento, come conseguenza dell’evoluzione del rito. Originariamente le fasce erano semplicemente “appese” (in dialetto locale “appenniri”) ai piedi del Crocifisso, senza essere necessariamente tenute da qualcuno. Solo con l’aumentare del loro numero e con i cambiamenti nel modo di portare il Crocifisso, le fasce assunsero anche la funzione di equilibrio. Al termine della processione, il Cristo risulta completamente avvolto in un bozzolo di fasce bianche, creando un’immagine di straordinaria potenza simbolica che unisce il significato delle fasce della nativitร  con quello delle bende sepolcrali, racchiudendo simbolicamente l’intero arco della vita terrena di Cristo. Al termine della processione, il Cristo risulta completamente avvolto in un bozzolo di fasce bianche, creando un’immagine di straordinaria potenza simbolica.

La ladata e le radici storiche

La “ladata” รจ un’antica forma di canto liturgico che accompagna la processione. Si tratta di una melodia ipnotica e ripetitiva, cantata a cappella dai membri della confraternita e dai fedeli. Il testo della ladata รจ in dialetto siciliano antico e si compone di strofe che raccontano la Passione di Cristo. Il canto inizia con un solista (solitamente un confratello anziano) che intona i primi versi, seguito dal coro dei fedeli che risponde. Uno degli aspetti piรน straordinari della ladata รจ che non esiste una partitura scritta. La melodia e le parole sono state tramandate esclusivamente per via orale, di padre in figlio, creando leggere variazioni locali che arricchiscono la tradizione. La processione de “Lu Signuri di li fasci” affonda le sue radici nell’epoca medievale, quando le confraternite laicali iniziarono a svolgere un ruolo fondamentale nella vita religiosa delle comunitร  siciliane. L’arrivo degli Agostiniani a Pietraperzia nel XIV secolo portรฒ con sรฉ la devozione alla Madonna del Soccorso, giร  diffusa a Palermo.

Gli Agostiniani contribuirono alla formazione della confraternita e alla strutturazione del rituale processionale. Il rito mostra interessanti stratificazioni culturali: elementi della liturgia ufficiale cristiana, rituali di origine spagnola introdotti durante il periodo della dominazione iberica in Sicilia, tradizioni popolari pre-cristiane legate ai cicli stagionali e influssi bizantini nella musica e nei gesti rituali. Durante i secoli, la processione ha attraversato periodi di maggiore o minore splendore, influenzata dagli eventi storici: fu particolarmente favorita durante il periodo della Controriforma, conobbe un momento di difficoltร  durante il periodo napoleonico, fu rinvigorita nel XIX secolo, sopravvisse durante il regime fascista e si rivitalizzรฒ nel secondo dopoguerra.

La Sicilia รจ ricca di tradizioni legate alla Settimana Santa, ognuna con caratteristiche distintive. A differenza dei gruppi scultorei dei Misteri di Trapani, “Lu Signuri di li fasci” si concentra su un unico simulacro. Mentre a Enna la processione vede la partecipazione di numerose confraternite con i loro simulacri, a Pietraperzia il focus รจ sul Cristo avvolto nelle fasce, in una celebrazione piรน intima e comunitaria. E se a San Fratello la componente teatrale รจ predominante nella “Festa dei Giudei”, a Pietraperzia prevale l’aspetto devozionale e partecipativo dei fedeli.

La processione svolge un ruolo fondamentale nel rafforzare i legami comunitari di Pietraperzia. La preparazione dell’evento coinvolge l’intera comunitร : gli anziani trasmettono conoscenze e tecniche ai piรน giovani, le famiglie collaborano nei preparativi e i migranti tornano al paese natale per partecipare. “Lu Signuri di li fasci” รจ diventato nel tempo un potente simbolo identitario, e partecipare attivamente alla processione significa riaffermare la propria appartenenza alla comunitร  locale, alla tradizione religiosa e alla cultura siciliana in senso piรน ampio.

La Chiesa Maria SS. del Soccorso, comunemente nota come Chiesa del Carmine, รจ il punto di partenza e di arrivo della processione. Questo edificio sacro, di origini molto antiche, presenta caratteristiche architettoniche che riflettono la sua lunga storia. La facciata, rimaneggiata nel corso dei secoli, conserva elementi di diverse epoche. L’interno ospita preziose opere d’arte sacra, tra cui il venerato simulacro di Cristo utilizzato nella processione, e di particolare interesse sono le decorazioni barocche aggiunte nel XVII-XVIII secolo. La chiesa conserva anche ex voto e oggetti devozionali legati alla processione, testimonianza della fede popolare attraverso i secoli.

La Confraternita Maria SS. del Soccorso e degli agonizzanti rappresenta il cuore pulsante dell’organizzazione della processione. รˆ guidata da un Governatore (attualmente Giuseppe Maddalena) e da un Consiglio Direttivo, eletti dai confratelli. L’organizzazione interna segue regole precise, codificate negli statuti storici e adattate nel tempo. I membri della confraternita svolgono ruoli specifici durante la preparazione e lo svolgimento della processione: i portatori del simulacro, selezionati tra i confratelli piรน robusti e devoti; i cantori della ladata, depositari della tradizione musicale; i responsabili dell’avvolgimento delle fasce e i cerimonieri che sovrintendono al corretto svolgimento del rito. L’attivitร  della confraternita non si limita alla processione del Venerdรฌ Santo, ma si estende a tutto l’anno con incontri regolari di preghiera, attivitร  caritative, manutenzione degli oggetti sacri e formazione dei nuovi confratelli.

La Settimana Santa

La processione di “Lu Signuri di li fasci” si inserisce in un piรน ampio calendario di celebrazioni pasquali che coinvolgono l’intera comunitร . La settimana inizia con la Domenica delle Palme e la benedizione delle palme. Il Giovedรฌ Santo si celebra l’istituzione dell’Eucaristia con la messa in Coena Domini, seguita dall’adorazione del Santissimo Sacramento all’altare della reposizione. Il Venerdรฌ Santo รจ il momento culminante con la processione de “Lu Signuri di li fasci”, preceduta dalle celebrazioni liturgiche ufficiali della morte di Cristo. Il Sabato Santo รจ una giornata di silenzio e attesa, con la preparazione alla Veglia Pasquale, mentre la Domenica di Pasqua celebra la Resurrezione con l’incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna, momento di gioia che contrasta con la mestizia del Venerdรฌ Santo.

Negli ultimi decenni, la processione ha acquisito anche una dimensione turistica e culturale che va oltre l’aspetto religioso. “Lu Signuri di li fasci” รจ stato riconosciuto come importante patrimonio culturale immateriale della Sicilia, meritevole di tutela e valorizzazione. La manifestazione attira ogni anno numerosi visitatori, non solo dalla Sicilia ma da diverse parti d’Italia e dall’estero, interessati sia all’aspetto religioso che a quello culturale e antropologico. La processione รจ stata oggetto di studi antropologici, etnografici e storico-religiosi, con pubblicazioni scientifiche e documentari che ne analizzano le diverse dimensioni.

Come molte manifestazioni di religiositร  popolare, anche “Lu Signuri di li fasci” si trova oggi di fronte alle sfide della modernitร . La confraternita sta dedicando particolare attenzione al coinvolgimento dei giovani, per garantire la continuitร  della tradizione. Una delle sfide principali รจ mantenere l’autenticitร  del rito pur aprendolo a una dimensione piรน ampia di fruizione culturale e turistica. Sono in corso progetti di documentazione audiovisiva, raccolta di testimonianze orali e digitalizzazione dei documenti storici della confraternita, per preservare questa preziosa ereditร  culturale.

Pietraperzia

Pietraperzia, con i suoi circa 7.000 abitanti, rappresenta un esempio tipico di comunitร  dell’entroterra siciliano, con una storia millenaria e un forte senso di identitร  locale. Il paese conserva importanti testimonianze del suo passato, come il Castello Barresio di origine medievale, il centro storico con le sue chiese e palazzi nobiliari, e testimonianze archeologiche che risalgono all’epoca preistorica. Oltre alla processione del Venerdรฌ Santo, Pietraperzia conserva un ricco patrimonio di tradizioni, tra cui feste patronali, gastronomia locale, artigianato tradizionale e usi e costumi che riflettono la storia millenaria del territorio.

Per chi desidera assistere o partecipare a questa straordinaria manifestazione, la processione si svolge ogni anno il Venerdรฌ Santo, con un calendario di eventi che copre l’intera giornata, dall’alba fino a tarda sera. Grazie alla sua posizione centrale in Sicilia, Pietraperzia รจ facilmente raggiungibile in auto, tramite la SS640 Caltanissetta-Agrigento o la SS117bis, o con i mezzi pubblici, con collegamenti da Enna, Caltanissetta e Catania. Gli aeroporti piรน vicini sono quelli di Catania e Palermo.

Si consiglia di arrivare con anticipo per trovare parcheggio e una buona posizione per assistere alla processione. รˆ opportuno un abbigliamento sobrio, consono alla partecipazione a un evento religioso, e per apprezzare pienamente l’esperienza, รจ consigliabile seguire l’intero percorso della processione.

Un patrimonio vivente

La processione de “Lu Signuri di li fasci” rappresenta un patrimonio culturale e spirituale di inestimabile valore. La sua capacitร  di resistere al passare del tempo, adattandosi ai cambiamenti sociali senza perdere la sua essenza, ne fa un esempio straordinario di come le tradizioni possano mantenersi vive e significative anche nel mondo contemporaneo. Partecipare a questa manifestazione significa immergersi in un’esperienza che unisce fede, storia e cultura in un intreccio affascinante, un viaggio nel cuore dell’identitร  siciliana che lascia un segno profondo in chi ha la fortuna di viverlo.


Per maggiori informazioni e aggiornamenti sul programma annuale, รจ possibile consultare il sito ufficiale della Confraternita o contattare l’ufficio turistico di Pietraperzia.

Il Crocifisso come guarigione e luce

Il 6 aprile 2025, presso l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Alรฌ Terme, si รจ svolto un significativo incontro formativo per gli Exallievi e le Exallieve delle FMA della Federazione Sicula Palermo “Madre Morano”. All’evento, inserito nell’Anno Giubilare 2025 “Pellegrini di Speranza”, hanno partecipato le Exallieve/i delle Unioni di Alรฌ, Barcellona, Caltanissetta, Caltavuturo, Mazzarino, Me Valle, Patti, Pietraperzia, Ravanusa, S. Agata Militello, S. Cataldo. Sono intervenuti Don Giuseppe Cassaro, Direttore della Comunitร  Salesiana “S. Tommaso” di Messina, Dalila Maria Virzรฌ Ioppolo, Presidente Federale, la Direttrice Sr Maria Pisciotta, la Delegata federale Sr Giacomina Barresi, la Presidente dell’Unione di Alรฌ Terme Cettina Visconti Manganaro. Dopo la Celebrazione Eucaristica e l’agape fraterna si รจ concluso con il pellegrinaggio a Fiumedinisi dove nel Santuario Diocesano Giubilare SS Annunziata le Exallieve/i hanno potuto lucrare l’indulgenza plenaria.

La riflessione di Don Giuseppe Cassaro: “Il Crocifisso: guarigione e luce”

Don Cassaro ha proposto una profonda meditazione sul brano del Vangelo di Giovanni (3,14-21), parte del dialogo notturno tra Gesรน e Nicodemo. La sua relazione ha esplorato con ricchezza teologica e pastorale il significato cristologico del serpente innalzato, simbolo spesso trascurato nella riflessione cristiana.

Il contesto del dialogo con Nicodemo

Don Cassaro ha iniziato contestualizzando il brano all’interno del Vangelo di Giovanni. Siamo all’inizio della vita pubblica di Gesรน quando Nicodemo, fariseo e capo dei Giudei, chiede di incontrare il Maestro in privato, di notte, per esprimere le sue perplessitร  senza il timore di essere frainteso dagli altri capi del popolo.

Nicodemo si presenta con un’affermazione che parte da ciรฒ che “sa” di Gesรน: “Rabbรฌ, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno, infatti, puรฒ compiere questi segni che tu compi, se Dio non รจ con lui” (Gv 3,2). Gesรน, per strapparlo dai ragionamenti puramente umani, risponde con un’affermazione spiazzante: “In veritร , in veritร  io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non puรฒ vedere il regno di Dio” (Gv 3,3).

All’obiezione logica di Nicodemo (“Come puรฒ nascere un uomo quando รจ vecchio?”), Gesรน risponde che il cambiamento non viene dalle leggi biologiche, ma dalla forza dello Spirito di Dio che forma un’umanitร  nuova. รˆ in questo contesto che introduce l’immagine del serpente innalzato.

La valenza simbolica del serpente

Don Cassaro ha dedicato particolare attenzione alla complessitร  simbolica del serpente nella tradizione biblica. Solitamente associato a concetti negativi (insidia, veleno mortale, il diavolo stesso), il serpente di bronzo di Mosรจ assume sorprendentemente un significato salvifico.

Il teologo ha citato diversi passaggi biblici che evidenziano la pericolositร  del serpente: il profeta Amos che paragona l’avvento del giorno del Signore al morso improvviso di un serpente (Am 5,19); il Siracide che ricorda come “non c’รจ veleno peggiore del veleno di un serpente” (Sir 25,15); l’Apocalisse che definisce il diavolo come “il grande drago, il serpente antico” (Ap 12,9).

Questa connotazione negativa, ha osservato Don Cassaro, ha fatto sรฌ che il significato cristologico del serpente raramente sia diventato oggetto della riflessione teologica o dell’esperienza spirituale dei santi, rimanendo marginale nell’arte figurativa cristiana.

Il serpente nel deserto: un paradosso salvifico

Richiamando l’episodio dell’Esodo (Nm 21,4-9), Don Cassaro ha spiegato come Israele, punito con serpenti velenosi per la sua ribellione, riceva da Dio stesso un rimedio paradossale: un serpente di bronzo da innalzare su un’asta. Chiunque, dopo essere stato morso, lo avesse guardato, sarebbe rimasto in vita.

L’ordine di Dio appare in contraddizione con la legge che proibiva la costruzione di immagini (Es 20,4), ma proprio questa eccezione sottolinea l’importanza del segno. Come ha evidenziato Don Cassaro, solo in seguito, quando il significato originario si perse, il serpente di bronzo divenne oggetto di idolatria e dovette essere distrutto dal re Ezechia (2Re 18,4).

Nel momento della crisi nel deserto, invece, il serpente venne accolto come segno di salvezza, accessibile “con uno sguardo”. Don Cassaro ha sintetizzato il significato del serpente di bronzo in quattro punti:

  1. รˆ un rimedio offerto da Dio, segno della sua cura anche quando il popolo lo tradisce
  2. Non previene il danno ma lo risana, rispettando la libertร  umana di sbagliare
  3. รˆ un rimedio medicinale che segue il principio “similia similibus curantur” (le cose simili si curano con le cose simili)
  4. รˆ semplice ma richiede una scelta precisa: uno sguardo verso il rimedio divino

Cristo innalzato: la pienezza del simbolo

Nel passaggio al Vangelo, ha sottolineato Don Cassaro, il simbolismo assume il suo significato pieno: il serpente sull’asta prefigura Cristo sulla croce. Come lo sguardo verso il serpente salvava dal veleno fisico, cosรฌ la fede in Cristo salva l’umanitร  dal “veleno” del peccato.

Questa interpretazione teologica si fonda sulla rivelazione dell’amore di Dio: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perchรฉ chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).

Don Cassaro ha riflettuto sulla tendenza umana a pianificare la vita sulla misura dei propri sforzi, dimenticando che รจ la fede che rende capaci di fare scelte coerenti con l’identitร  di figli di Dio. Quando si fa l’esperienza del fallimento, si aprono due strade: lamentarsi di Dio e incolparlo delle proprie sconfitte, oppure fare “il salto della fede” e riconoscere che solo lui salva.

La fede diventa cosรฌ il passaggio fondamentale che consente di entrare nella vita eterna fin da ora, nonostante le battaglie quotidiane. La vittoria รจ assicurata, ma lo scarto tra la percezione di sconfitta presente e il conseguimento della vittoria finale viene colmato solo dalla fede.

La luce nel mondo e lo scandalo della croce

Nella parte conclusiva, Don Cassaro ha collegato il discorso sulla fede al tema della luce. รˆ significativo che Gesรน si presenti come luce (Gv 8,12; 9,5) proprio nel dialogo notturno con Nicodemo, l’uomo della ricerca profonda che non riesce ad accettare di dover “rinascere dall’alto”.

La domanda cruciale รจ: come si fa a riconoscere la luce di Dio nel corpo morto di colui che pende dalla croce? Qui risiede lo “scandalo della croce”, incomprensibile per chi cerca solo una veritร  logicamente difendibile (i greci) o un segno di potenza (gli ebrei). Come ha evidenziato Don Cassaro, citando la prima lettera ai Corinzi (1,18-31), le aspettative rigide impediscono di riconoscere il Messia perchรฉ si presenta in modo “troppo diverso” da come lo si immagina.

Anche noi, ha ammonito, possiamo essere tentati di allontanarci dalla luce divina perchรฉ non corrisponde alle nostre aspettative. Se vogliamo entrare nella salvezza, dobbiamo accettare di assumere la stessa “diversitร ” del crocifisso, come dice il profeta Isaia: “Non ha apparenza nรฉ bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere” (Is 53,2).

La via dello scandalo della croce ci fa entrare nel pensiero di Dio, comprensibile solo per chi accetta di entrare nella “nube oscura” (Es 20,21) dove Dio ha scelto di abitare (1Re 8,12). Lรฌ, ha concluso Don Cassaro, troveremo Dio e ritroveremo noi stessi, riconoscendoci simili a Gesรน crocifisso e risorto per l’eternitร .

L’intervento di Dalila Maria Virzรฌ Ioppolo: “Pellegrini di Speranza nel Carisma Salesiano”

La Presidente Federale ha aperto l’incontro facendo memoria di coloro che hanno segnato la storia dell’associazione, ricordando in particolare Bonuccia Nastasi nel terzo anniversario della sua scomparsa.

Virzรฌ ha collegato il tema del Giubileo “Pellegrini di Speranza” al carisma salesiano, citando Don Stefano Martoglio, Vicario del Rettor Maggiore, nella Strenna per il 2025: “La speranza รจ la capacitร  di lavorare per qualcosa perchรฉ รจ giusto farlo, non perchรฉ quel qualcosa avrร  un successo garantito. Potrebbe essere un fallimento, potrebbe andar male: noi non speriamo vada bene, non siamo ottimisti. Lavoriamo perchรฉ questo accada. Ecco perchรฉ la speranza non รจ uguale all’ottimismo.”

Ha evidenziato come questa concezione si radichi nella certezza dell’amore di Dio, non in un semplice ottimismo umano, in linea con quanto ricordato dalla Bolla di indizione “Spes non confundit”.

Il suo intervento ha messo in luce due brani evangelici fondamentali per la riflessione: l’Annunciazione e l’amore salvifico di Dio in Giovanni. Questi testi, letti insieme, mostrano l’intero percorso della salvezza: dall’incarnazione attraverso il “sรฌ” di Maria fino alla rivelazione dell’amore di Dio manifestato pienamente nella croce di Cristo.

La passione per Dio e per l’uomo

Virzรฌ ha sottolineato l’importanza della “passione per Dio” come base fondamentale del servizio salesiano, citando il recente intervento del Rettor Maggiore Don Fabio Attard: “Se manca la passione per Dio manca la passione per l’uomo”.

Ha invitato i presenti a riflettere su cosa li spinga ogni giorno ad alzarsi e servire gli altri: “รˆ la ricerca di Dio e l’amore per Lui che alimentano ogni nostra azione e ci permettono di essere autenticamente al servizio degli altri,” ha affermato.

Il “sรฌ” di Maria, ha proseguito Virzรฌ, richiama al concetto di “kenosi”, di svuotamento di sรฉ, che Don Attard ha evidenziato nei suoi recenti interventi. Come Maria, i membri della famiglia salesiana sono chiamati a svuotarsi di sรฉ stessi per farsi riempire dalla volontร  di Dio, diventando non “benefattori, padroni o provveditori”, ma “servitori” che incarnano nel quotidiano l’unione tra “caritร  pastorale e intelligenza pedagogica”, come insegnava Don Viganรฒ.

La pedagogia della speranza e l’impegno degli Exallievi

Virzรฌ ha ricordato come i grandi educatori salesiani – Don Bosco, Madre Mazzarello, Madre Morano – vedessero nei giovani non solo ciรฒ che erano, ma ciรฒ che potevano diventare: la vera “pedagogia della speranza”. Ha esortato gli Exallievi a portare nel mondo i valori ricevuti durante la formazione salesiana:

  • La gioia che illumina anche i momenti difficili
  • L’attenzione agli altri, specialmente i piรน fragili
  • La laboriositร  che spinge a costruire un mondo migliore
  • La fede che dร  senso a tutto

“Non siamo semplicemente persone che hanno frequentato una scuola salesiana,” ha sottolineato Virzรฌ, “Siamo donne e uomini che hanno interiorizzato uno stile di vita e che lo trasmettono ogni giorno: nelle nostre famiglie, nel lavoro, nella societร .”

In chiusura, ha invitato tutti a riflettere su come essere “pellegrini di speranza” nei vari ambiti della vita quotidiana e a partecipare al pellegrinaggio a Roma previsto per dicembre. Ha concluso con il motto di Don Bosco “Da mihi animas, caetera tolle” (“Datemi le anime, prendetevi tutto il resto”), ricordando che Maria Ausiliatrice continua a guidare il cammino di chi si impegna nel carisma salesiano.

A conclusione della sua riflessione la Presidente ha invitato tutti a recita della preghiera del Giubileo, che invoca la grazia di Dio affinchรฉ trasformi i credenti in “coltivatori operosi dei semi evangelici che lievitino l’umanitร  e il cosmo”.

La Celebrazione Eucaristica ha sugellato la prima parte della giornata.

Liturgia Celebrazione Eucaristica – Canti liturgici.

Al termine della prima parte dell’incontro i partecipanti hanno condiviso un’agape fraterna.

Al termine del convivio le Exallieve si sono mosse in pellegrinaggio al Santuario Diocesano Giubilare della SS. Annunziata di Fiumedinisi, nel quale, completate le preghiere di rito, hanno potuto lucrare l’indulgenza plenaria.

PELLEGRINAGGIO AL SANTUARIO DI SANTA ROSALIA – SUSSIDIO LITURGICO

INTERVISTA ALLA SANTUZZA

Questo testo, scritto a piรน mani, รจ stato inserito in un volume presentato lo scorso martedรฌ 15 ottobre, dal titolo DIECI ANNI DI PAROLE, che racconta unโ€™esperienza di partecipazione realizzata a Palermo, promossa dallโ€™Associazione Partecipalermo e animata da Maria Antonietta La Barbera.

Racconta di dieci anni in cui, unite dalla passione per la scrittura, tante persone si sono incontrate, hanno scritto, si sono lette, hanno fatto rete e hanno vissuto insieme svariate attivitร  culturali e formative. Scrittura e Relazioni, un tempo/spazio di respiro profondo. Scendere giรน, guardarsi intorno e, chissร , forse, osare verso un Oltre, verso un Altro.

Il racconto รจ stato elaborato da Alfia Alioto, Enza Busalacchi, Flavia La Rocca, Giovanna Lombardo, praticando una sperimentata esperienza di โ€œscrittura partecipataโ€

CANTI CELEBRAZIONE EUCARISTICA

Incontro Federale Agrigento

Domenica 12 novembre 2023 ad Agrigento, presso l’Istituto Maria Ausiliatrice, si sono riunite le Unioni del centro Sicilia per una giornata di formazione spirituale guidata da Don Domenico Luvarร  SDB, Direttore della Casa Santa Chiara di Palermo.

Le Exallieve/i presenti all’incontro erano piรน di 120 appartenenti alle Unioni di Agrigento, Caltanissetta, Pietraperzia, Mazzarino, Leonforte, Cammarata. Dopo la preghiera iniziale, la Presidente dell’Unione di Agrigento, Maria Pia Amico, la Delegata Federale, Sr Giacomina Barresi e la Presidente Federale, Dalila Maria Virzรฌ hanno salutato l’Assemblea.

Don Domenico Luvarร  ha relazionato sul tema: โ€œOperare un discernimento per acquisire un cuore saggio e intelligenteโ€. (Clicca per leggerla)

La Celebrazione Eucaristica ha completato questa mattinata densa di riflessioni che ogni Exallieva ha recepito e interiorizzato con grande consapevolezza.

L’agape fraterna ha donato gioia e allegra convivialitร  ai partecipanti che hanno apprezzato il menรน scelto dalle padrone di casa.

Non poteva mancare la tradizionale foto di gruppo che ha suggellato il momento conclusivo della meravigliosa esperienza.

“Sui passi di Maria”

Domenica 7 maggio ’23, ad Alรฌ Terme (ME), le Unioni della Federazione Sicula Palermo “Madre Morano” si sono incontrate per un giorno di formazione spirituale mariana. Relatrice dell’incontro la Direttrice Dott.ssa Sr Mariella Lo Turco FMA che ha relazionato sul tema: “Sui passi di Maria”.

Al convegno si sono iscritti piรน di 160 partecipanti, che con grande interesse hanno aderito all’iniziativa curata, oltre che dal Consiglio Federale, in modo particolare dalla distintissima padrona di casa, la Presidente dell’unione di Alรฌ Terme, Cettina Visconti Manganaro, che ha dato inizio alla manifestazione.

La Presidente Federale Prof.ssa Dalila Maria Virzรฌ e la Delegata Prof.ssa Sr Giacomina Barresi hanno dato i lori indirizzi di saluto.

Saluto Presidente FSPSaluto Delegata FSP

Intervento “Sui passi di Maria” di Suor Lo Turco Dott.ssa Mariella, Direttrice dell’Istituto di Alรฌ Terme

Dopo la Celebrazione eucaristica, la cui liturgia รจ stata curata da Carolina Fiorica, Presidente Confederale emerita, รจ seguita un’agape fraterna.